
Doppio cognome si o no? I genitori che mettono al mondo un Bimbo al giorno d’oggi ci pensano. E il tema torna anche tra i banchi del Senato dove si discute la proposta di legge che prevede l'abolizione dell'automatica attribuzione del cognome paterno ai figli. La commissione Giustizia, presieduta dalla leghista Giulia Bongiorno, ha deciso di accorpare le quattro proposte di legge presentate dalle opposizioni (M5s, Avs, Pd e il gruppo delle Autonomie) per avviare la discussione.
La proposta di legge prevede che i figli possano avere il cognome di entrambi i genitori, nell'ordine concordato da questi ultimi. In caso di mancato accordo, il cognome sarà attribuito in ordine alfabetico.
La proposta è stata accolta con favore da diverse associazioni, che hanno sottolineato come l'automatica attribuzione del cognome paterno sia una discriminazione di genere che va a discapito della parità tra uomo e donna.
Tuttavia, la proposta di legge ha anche incontrato delle resistenze da parte di alcuni partiti, che hanno espresso dubbi sulla sua fattibilità e sulla possibilità di creare confusione.
La proposta di legge solleva una serie di questioni che dovranno essere chiarite prima dell'approvazione. Ad esempio, cosa succederà in caso di più figli? I cognomi dovranno essere sempre uguali? E in che ordine dovranno essere scritti?
Un altro aspetto da chiarire è se il doppio cognome sarà ereditato dalle generazioni successive. In caso affermativo, come dovrà essere scritto?
La proposta di legge è stata presentata per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale del 2016, che ha dichiarato illegittima la legge che imponeva alle coppie di chiamare i figli solo con il cognome del padre.
La Corte ha stabilito che l'attribuzione del cognome è un diritto dei genitori, che devono poter scegliere liberamente il cognome che vogliono dare ai propri figli.
In Italia, l'automatica attribuzione del cognome paterno ai figli è in vigore dal 1865. La legge è stata oggetto di diverse critiche nel corso degli anni, ma è stata sempre confermata dal Parlamento.
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