
Gli italiani stanno imparando a sprecare meno cibo, ma la strada da percorrere resta ancora lunga. In occasione della settima Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, che si celebra il 29 settembre, i nuovi dati fotografano un Paese in miglioramento sul fronte dei consumi domestici, mentre il valore economico degli alimenti persi lungo l’intera filiera continua a raggiungere cifre enormi.
Secondo il nuovo Rapporto Waste Watcher International, ogni italiano getta mediamente 493,7 grammi di cibo alla settimana. Per la prima volta il dato scende dunque sotto la soglia dei 500 grammi e registra una diminuzione dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati nell’agosto del 2025. A febbraio di quest’anno lo spreco era ancora pari a 554 grammi settimanali.

Un segnale positivo, anche se l’obiettivo indicato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite rimane più ambizioso: arrivare a circa 369,7 grammi settimanali per persona. Gli stessi ricercatori invitano inoltre alla prudenza, perché sarà necessario verificare nel tempo se la riduzione registrata nel 2026 rappresenti un cambiamento strutturale delle abitudini degli italiani.
Il peso economico dello spreco resta infatti molto elevato. Considerando l’intera filiera, in Italia vengono persi alimenti per un valore superiore ai 13,5 miliardi di euro, con oltre 5 milioni di tonnellate di cibo che non vengono consumate. La parte più consistente del fenomeno si concentra proprio nelle abitazioni: lo spreco domestico vale circa 7,3 miliardi di euro.
Ed è proprio dalle case che può partire una parte importante del cambiamento. Tra le cause più frequenti emerge la difficoltà nel gestire correttamente gli acquisti e le scorte: il 36% degli intervistati segnala che frutta e verdura si deteriorano rapidamente, mentre il 33% ammette di dimenticare gli alimenti nel frigorifero o nella dispensa. Il 28% compra più cibo del necessario per il timore di non avere scorte sufficienti e il 26% riconosce semplicemente di eccedere durante la spesa.

Esistono anche differenze territoriali. Il Nord risulta leggermente più virtuoso, con 472,2 grammi sprecati ogni settimana per persona, mentre il Centro raggiunge i 510 grammi e il Sud si attesta a 507,9. Il Mezzogiorno, tuttavia, mostra un miglioramento significativo rispetto al 2025.
Il problema non riguarda soltanto ciò che finisce nella pattumiera delle famiglie. A livello mondiale una quota degli alimenti prodotti viene persa prima ancora di arrivare nei negozi, anche a causa di problemi nella logistica e nella conservazione. Perdite e sprechi alimentari sono inoltre responsabili, secondo le stime richiamate in occasione della Giornata internazionale, di una quota compresa tra l’8 e il 10% delle emissioni globali di gas serra.
La Giornata del 29 settembre, istituita dalle Nazioni Unite nel 2019, punta quindi a riportare l’attenzione sull’intera filiera, dalla produzione fino alle tavole dei consumatori. In Italia l’appuntamento è accompagnato anche dal Premio Vivere a Spreco Zero, arrivato alla quattordicesima edizione, che valorizza progetti e buone pratiche legati alla sostenibilità e agli obiettivi dell’Agenda 2030.
La sfida, però, resta soprattutto quotidiana: programmare meglio la spesa, controllare ciò che è già presente in frigorifero, conservare correttamente gli alimenti e recuperare gli avanzi. Piccoli comportamenti che, moltiplicati per milioni di famiglie, possono trasformare il calo registrato nel 2026 in una tendenza stabile.
@Redazione Sintony News