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17 Settembre 2026

El Niño si rafforza, inverno 2026-2027 sotto osservazione: cosa può succedere in Europa

Gli esperti prevedono un evento eccezionalmente intenso nel Pacifico. Possibili ripercussioni su temperature, piogge e domanda energetica, ma per l’Europa non esiste ancora una previsione certa di un inverno di gelo
Immagine sito web: 3B Meteo

Dopo un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate, l’attenzione dei climatologi si sposta sull’inverno. El Niño sta aumentando rapidamente d’intensità e potrebbe diventare uno dei più forti mai osservati, con possibili conseguenze sul clima di numerose aree del pianeta. Ma per l’Europa la parola d’ordine resta prudenza: parlare già di un inverno dominato dal grande gelo sarebbe prematuro.

L’ultimo aggiornamento del Climate Prediction Center della NOAA, pubblicato il 10 settembre, indica una probabilità superiore al 90% che El Niño raggiunga un’intensità molto forte durante l’autunno e l’inverno 2026-2027. Per il trimestre ottobre-dicembre gli esperti statunitensi stimano inoltre al 75% la possibilità che l’evento raggiunga valori superiori a quelli registrati nei precedenti episodi dal 1950. 

Il fenomeno nasce dall’anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale e dalla conseguente modifica della circolazione atmosferica. Ad agosto, secondo la NOAA, in alcune zone del Pacifico orientale le anomalie della temperatura marina hanno già superato i 3 gradi. 

Anche l’Organizzazione meteorologica mondiale conferma uno scenario eccezionale: El Niño è ormai pienamente sviluppato e la probabilità che persista fino a febbraio 2027 è vicina al 100%. Un evento particolarmente intenso può modificare la distribuzione delle precipitazioni e delle temperature su scala mondiale e aumentare il rischio di eventi meteorologici estremi. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Più complesso è capire cosa accadrà in Europa e in Italia. El Niño influenza direttamente soprattutto le regioni che si affacciano sul Pacifico, mentre sul continente europeo il suo segnale interagisce con numerosi altri fattori atmosferici. Per questo un El Niño molto forte non significa automaticamente gelo e neve sull’Europa. Gli stessi climatologi ricordano che persino gli episodi più intensi non producono necessariamente gli effetti tipici in tutte le regioni. 

Anzi, alcune delle analisi attualmente disponibili prospettano per gran parte dell’Europa temperature invernali complessivamente superiori alla media, accompagnate da una maggiore ventosità. Quest’ultimo elemento potrebbe avere conseguenze anche sul sistema energetico europeo: più vento significherebbe maggiore produzione elettrica dagli impianti eolici e, contemporaneamente, un inverno relativamente mite ridurrebbe la domanda di gas per il riscaldamento. 

Non si possono comunque escludere singole irruzioni di aria molto fredda, così come fasi caratterizzate da tempeste o precipitazioni intense. Una previsione stagionale, però, descrive probabilità e tendenze medie su periodi di diversi mesi e non permette, a settembre, di stabilire quando e dove arriverà un’eventuale ondata di gelo.

L’inverno 2026-2027 si presenta dunque come una stagione da osservare con particolare attenzione. La certezza, al momento, riguarda soprattutto la straordinaria forza che El Niño sta acquisendo nel Pacifico; molto meno certo è il modo in cui questa anomalia si tradurrà nel tempo che vivremo in Italia e nel resto d’Europa. 

 

 

 

@Redazione Sintony News