
Levata di scudi di cittadini e forze politiche sarde dopo la pubblicazione sul sito del ministero dell’Ambiente dell’elenco delle aree presenti nella proposta della Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), che individua le zone dove realizzare in Italia il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi di bassa e media attività intensità. Tra i 51 siti nazionali (indicati dalla Sogin in 6 regioni) , otto sono stati individuati in 14 comuni tra l’Oristanese e il Sud Sardegna: Albagiara, Usellus, Assolo, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Villamar, Setzu, Tuili, Turri, Ussaramanna, Nurri, Ortacesus e Gasila.

L’ipotesi che arrivino in Sardegna è abbastanza remota. Prima di tutto perché la Sardegna ha detto no al nucleare con il referendum del maggio 2011 con il voto contrario del 97% dei sardi e un’affluenza altissima: andarono a votare 878mila cittadini, il 60 per cento degli aventi diritto. Quasi un plebiscito. Lo ha ribadito anche il presidente della Regione Christian Solinas. “La Sardegna – ha detto Solinas - si è già espressa a suo tempo con un NO che non poteva lasciare spazio a dubbi. La riproposizione della Sardegna come sede di deposito di rifiuti nucleari – se fosse vero – sarebbe un attacco frontale che la Regione e l’intero Popolo sardo non sono disposti ad accettare. Reagiremo – conclude Solinas - , senza indugio o tentennamenti, con ogni strumento democratico a disposizione”.

E’ d’obbligo quindi fare alcune precisazioni. Entro 30 giorni dalla pubblicazione della Carta, quindi da ieri, possono essere presentate le candidature a ospitare il deposito da parte di enti territoriali e strutture militari. Le aree idonee per il deposito nazionale delle scorie radioattive sono individuati in 51 siti su tutto il territorio nazionale raggruppati in 5 zone su 6 regioni. Piemonte (con 5 siti), Lazio (ben 21), Puglia e Basilicata (15), Sicilia 2 e Sardegna, 8 (in 14 comuni).

La Carta nazionale, elaborata dalla Sogin, la società pubblica per lo smantellamento degli impianti nucleari, che dovrà realizzare e gestire l'impianto, è basata su 28 criteri di sicurezza fissati dall'Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare. Fra questi si sono la lontananza da zone vulcaniche, sismiche, di faglia e a rischio dissesto, e da insediamenti civili, industriali e militari. Sono escluse le aree naturali protette, quelle oltre i 700 metri sul livello del mare, a meno di 5 km dalla costa, con presenza di miniere e pozzi di petrolio o gas, di interesse agricolo, archeologico e storico. E' richiesta infine la disponibilità di infrastrutture di trasporto. Questi sono i requisiti per l’idoneità del sito per lo stoccaggio delle scorie nucleari.
C’è da sottolineare un punto molto importante, e cioè che gli enti locali dovranno proporre le loro candidatura e dare la disponibilità ad ospitare gli eventuali depositi di scorie radioattive. Poi c’è l’alto l’interesse archeologico, storico e agricolo e la rete viaria, non certo ottimale nella Marmilla, Trexenta, Monte Arci e Oristanese. Ecco perché, a parte il referendum del 2011, che impone il divieto di un arrivo delle scorie in Sardegna, è quasi impossibile che il deposito venga individuato nell’Isola.
Redazione sintony.it