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11 Settembre 2026

Addio a Emma Bonino, una vita in prima linea per i diritti civili e le libertà

Dalle battaglie radicali al Parlamento, dalla Commissione europea alla Farnesina: protagonista della politica italiana per mezzo secolo, ha legato il suo nome alle campagne per aborto, divorzio, diritti umani, lotta alla pena di morte e giustizia
Foto da profilo Instagram: emmabonino_official

È morta Emma Bonino, una delle figure più riconoscibili e longeve della politica italiana e del movimento radicale. Aveva 78 anni. Con lei scompare una protagonista di oltre mezzo secolo di battaglie politiche e civili, capace di portare le proprie campagne dall’Italia all’Europa e fino alle grandi istituzioni internazionali. Ne ha dato notizia il suo partito. Aveva da tempo problemi di salute, lunedì sera era stata ricoverata d’urgenza a Roma. Nel 2015 aveva avuto un tumore ai polmoni da cui nel 2023 aveva detto di essere guarita.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si laurea in Lingue e letteratura moderna all’Università Bocconi di Milano nel 1972. L’incontro con il Partito Radicale segna l’inizio di un percorso politico destinato a intrecciarsi con alcuni dei cambiamenti più profondi della società italiana.

Entra nel Partito Radicale nel 1975 e appena un anno dopo, a 28 anni, viene eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. È l’inizio di una lunghissima esperienza nelle istituzioni: sarà più volte deputata, senatrice, vicepresidente del Senato, parlamentare europea, commissaria europea e ministra. 

Ma prima ancora degli incarichi c’è la militanza. Insieme a Marco Pannella e ai Radicali, Bonino diventa uno dei volti delle grandi campagne per i diritti civili che attraversano l’Italia dagli anni Settanta. Si batte per la libertà di scelta delle donne, per la legislazione sull’interruzione volontaria di gravidanza, per il divorzio e contro il nucleare, utilizzando gli strumenti che diventeranno il marchio della storia radicale: referendum, scioperi della fame, disobbedienza civile e mobilitazione dell’opinione pubblica.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il suo impegno supera presto i confini italiani. Eletta per la prima volta al Parlamento europeo nel 1979, torna più volte a Strasburgo e Bruxelles. Tra il 1995 e il 1999 è componente della Commissione europea, con responsabilità sulla pesca, sulla politica dei consumatori e sugli aiuti umanitari; successivamente le vengono affidate anche competenze sulla sicurezza alimentare. 

Sono gli anni nei quali il volto di Emma Bonino diventa familiare anche lontano dall’Italia. Viaggia nelle aree di crisi, porta avanti campagne contro la fame e per la tutela dei diritti umani e sostiene la creazione di strumenti internazionali per perseguire i crimini di guerra. È tra le protagoniste delle iniziative per i tribunali sull’ex Jugoslavia e sul Ruanda e per l’istituzione della Corte penale internazionale.

Un altro dei grandi fronti della sua attività è la battaglia contro la pena di morte. È tra i fondatori di Nessuno Tocchi Caino e di Non c’è Pace senza Giustizia e partecipa alla lunga mobilitazione internazionale che porterà nel 2007 all’approvazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della risoluzione per una moratoria universale delle esecuzioni. Negli anni si impegna anche contro le mutilazioni genitali femminili, una campagna culminata nel 2012 con una risoluzione dell’Onu.

Nel 2006 entra nel secondo governo Prodi come ministra per il Commercio internazionale e per le Politiche europee. Due anni dopo viene eletta al Senato e ne diventa vicepresidente, incarico che mantiene fino al 2013.

Proprio nel 2013 arriva uno degli incarichi istituzionali più importanti della sua carriera: il presidente del Consiglio Enrico Letta la sceglie come ministra degli Affari esteri. Bonino guida la Farnesina fino al febbraio del 2014, portando nel ruolo la lunga esperienza maturata nelle istituzioni europee e nelle campagne internazionali per i diritti umani.

Nel 2015 rende pubblica la sua battaglia contro un tumore al polmone, un microcitoma. Anche la malattia viene affrontata pubblicamente, senza trasformarla in un ritiro dalla vita politica. Nel 2023 annuncia di aver superato il tumore dopo otto anni di cure.

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute diventano più fragili. Nell’ottobre del 2024 viene ricoverata per una grave insufficienza respiratoria e trascorre alcuni giorni in terapia intensiva. Poco dopo riceve nella sua abitazione romana la visita di Papa Francesco: un incontro dal forte valore simbolico tra due personalità lontane su alcune questioni fondamentali, a cominciare dall’aborto, ma legate da un rapporto personale di stima. 

Bonino continua intanto la propria attività politica. Eletta nuovamente al Senato nel 2018 con +Europa, rimane fino agli ultimi anni una delle voci più riconoscibili dell’area liberale, radicale ed europeista italiana. Tra il 2024 e il 2025 ricopre anche la presidenza di +Europa. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

La sua è stata una storia politica difficilmente separabile dalle battaglie che ha scelto di combattere. Dall’aborto alla pena di morte, dalla giustizia internazionale ai diritti delle donne, dall’europeismo alla difesa delle libertà individuali, Emma Bonino ha attraversato oltre cinquant’anni di storia italiana mantenendo un’identità politica riconoscibile anche nei momenti in cui le sue posizioni dividevano profondamente l’opinione pubblica.

Una radicale nel significato più letterale del termine: abituata a portare le proprie battaglie fino alle conseguenze estreme, agli scioperi della fame e della sete, alle campagne referendarie e alla disobbedienza civile.

Deputata per la prima volta a 28 anni, parlamentare europea, commissaria europea, vicepresidente del Senato e ministra degli Esteri, Emma Bonino è stata molto più della somma degli incarichi ricoperti.

Per oltre mezzo secolo il suo nome è rimasto legato a un’idea precisa della politica: quella secondo cui anche una battaglia inizialmente minoritaria può diventare una battaglia di molti, se qualcuno decide di cominciare a combatterla.

 

 

 

 

@Redazione Sintony News