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13 Luglio 2026

L'Europa vuole controllare i messaggi privati? Cos'è il Chat Control

Il Parlamento europeo proroga fino al 2028 la deroga alle regole sulla riservatezza delle comunicazioni. Ecco cosa prevede il provvedimento, perché si parla di "chat control" e cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi

La tutela della privacy e la lotta agli abusi sui minori tornano a scontrarsi nel dibattito europeo. Il Parlamento europeo ha approvato una nuova proroga della normativa che consente ai fornitori di servizi digitali di individuare e segnalare volontariamente materiale pedopornografico online, riaccendendo le polemiche sul cosiddetto "chat control". Per molti si tratta di un pericoloso precedente che potrebbe aprire la strada a forme di sorveglianza delle comunicazioni private, mentre le istituzioni europee ribadiscono che l'obiettivo resta esclusivamente il contrasto ai reati più gravi contro i minori.

Il provvedimento approvato il 9 luglio prolunga fino al 3 aprile 2028 una deroga alla normativa europea sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche. La disciplina ePrivacy, infatti, tutela la segretezza di messaggi, email e altre comunicazioni digitali, limitando le possibilità di accesso ai loro contenuti.

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Già nel 2021, tuttavia, l'Unione Europea aveva introdotto un'eccezione temporanea per consentire alle piattaforme online di utilizzare strumenti automatici capaci di individuare immagini e video riconducibili alla pedopornografia e segnalarli alle autorità competenti. Quella misura, già prorogata una prima volta, era scaduta ad aprile 2026 e ora viene nuovamente estesa in attesa dell'approvazione di una normativa definitiva.

L'espressione "chat control" è diventata negli ultimi anni il simbolo della contestazione contro queste norme. Con questa definizione vengono indicate le proposte che prevedono forme di analisi automatizzata delle comunicazioni elettroniche per individuare contenuti illeciti.

In realtà esistono due livelli distinti: la normativa temporanea appena prorogata, spesso definita "Chat Control 1.0", e il futuro regolamento permanente contro gli abusi sessuali sui minori online, presentato dalla Commissione europea nel 2022 e ancora oggetto di negoziato tra le istituzioni comunitarie.

Le verifiche non prevedono un operatore umano che legge le conversazioni, ma sistemi automatizzati basati su algoritmi.

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Il primo metodo consiste nel confrontare immagini e video con database contenenti materiale pedopornografico già identificato dalle autorità. Ogni file possiede infatti una particolare "impronta digitale" informatica, chiamata hash, che consente di riconoscere contenuti già catalogati.

Per individuare eventuale materiale nuovo vengono invece utilizzati sistemi di intelligenza artificiale addestrati a riconoscere immagini sospette, mentre altri strumenti analizzano parole, espressioni o sequenze di messaggi ritenute compatibili con situazioni di abuso o adescamento.

Durante l'esame del testo il Parlamento europeo ha introdotto modifiche per rafforzare la tutela della crittografia end-to-end, il sistema utilizzato da applicazioni come WhatsApp e Signal per proteggere le conversazioni.

L'intenzione dichiarata è quella di evitare che la nuova proroga comporti una scansione generalizzata delle normali chat cifrate, mantenendo al tempo stesso gli strumenti necessari per individuare materiale illecito laddove consentito dalla normativa.

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Le associazioni che difendono la privacy digitale continuano però a esprimere forti perplessità. Il timore principale riguarda il rischio che la scansione automatica possa trasformarsi, nel tempo, in una forma di controllo diffuso delle comunicazioni private.

Un'altra critica riguarda l'affidabilità degli algoritmi: eventuali errori potrebbero generare segnalazioni infondate e coinvolgere persone innocenti. C'è poi chi teme che l'eccezione introdotta per contrastare la pedopornografia possa diventare in futuro un precedente da estendere ad altri tipi di reato.

L'iter legislativo non è ancora concluso. Il testo approvato dal Parlamento torna adesso al Consiglio dell'Unione Europea, che avrà tre mesi di tempo per approvarlo oppure chiedere ulteriori modifiche. In caso di mancato accordo si aprirà una fase di conciliazione tra le istituzioni europee.

Per il momento, quindi, per gli utenti dei servizi di messaggistica non cambia nulla nell'utilizzo quotidiano delle piattaforme. Il confronto tra esigenze investigative e tutela della riservatezza resta però uno dei temi più delicati che l'Europa dovrà affrontare nei prossimi mesi.

 

@Redazione Sintony News