
Portare un panino, una bottiglietta d'acqua, qualche snack o una borsa frigo in spiaggia è consentito, anche negli stabilimenti balneari. A fare chiarezza è Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, intervenuto per spiegare quali siano i diritti dei bagnanti dopo le polemiche nate nelle ultime settimane in seguito ai divieti imposti da alcuni lidi.
Secondo l'associazione, molti gestori continuano a esporre cartelli o a inserire nei regolamenti clausole che vietano l'ingresso di alimenti e bevande acquistati all'esterno, ma si tratta di una pratica che non avrebbe alcuna base giuridica.
Il punto centrale riguarda i limiti della concessione demaniale. Il concessionario, spiega Dona, ha l'esclusiva soltanto sui servizi balneari che mette a disposizione della clientela, come ombrelloni, lettini e sdraio.

Per questo motivo è legittimo impedire ai clienti di occupare gli spazi dello stabilimento con attrezzature personali, ma lo stesso principio non può essere esteso al cibo o alle bevande. La presenza di un bar o di un ristorante all'interno del lido, infatti, non autorizza il gestore a vietare ai bagnanti di consumare alimenti portati da casa.
Ciò non significa che tutto sia consentito. Il consumo di un pranzo al sacco deve comunque avvenire nel rispetto del decoro e della tranquillità degli altri ospiti.
Mangiare un panino, una porzione di pasta o bere una bibita sotto l'ombrellone non rappresenta alcuna violazione. Diverso sarebbe organizzare pranzi numerosi, barbecue o allestire una vera e propria area picnic, creando disagi o occupando spazi comuni. In questi casi il gestore può intervenire per tutelare il corretto utilizzo dello stabilimento.
Un altro aspetto riguarda i controlli all'ingresso. Secondo l'Unione Nazionale Consumatori, il personale dello stabilimento non può chiedere ai clienti di aprire zaini, borse o borse frigo per verificarne il contenuto.

L'ispezione degli effetti personali, infatti, è una prerogativa esclusiva delle forze dell'ordine. In caso di contestazioni, il consiglio è quello di spiegare con tranquillità che si tratta di un pranzo al sacco e, se necessario, documentare l'accaduto per rivolgersi successivamente alla Capitaneria di porto o alla polizia locale.
Qualora lo stabilimento disponga di un'area appositamente destinata al consumo di alimenti portati dall'esterno, il gestore può invitare i clienti a utilizzarla.
Se invece uno spazio dedicato non esiste, il bagnante può consumare il proprio pranzo direttamente sotto l'ombrellone senza violare alcuna regola.
Il dibattito è esploso dopo quanto accaduto a Vieste, dove una madre sarebbe stata richiamata dal personale di uno stabilimento per aver preparato alcuni panini destinati ai propri figli.

La vicenda ha rapidamente fatto il giro del web, alimentando un acceso confronto tra consumatori e gestori, fino ad arrivare sulle pagine del quotidiano britannico The Guardian, che ha raccontato il fenomeno parlando della cosiddetta "polizia dei panini". Il giornale ha raccolto le proteste di numerose famiglie, evidenziando come l'aumento dei costi di una giornata al mare renda sempre più frequente la scelta di portare con sé cibo e bevande.
Sul tema è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ribadendo che nessuno può impedire ai cittadini di consumare in spiaggia alimenti preparati in casa.
@Redazione Sintony News