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3 Giugno 2026

Sardegna, attacco in mare durante un allenamento: triatleta francese aggredito da uno squalo

Il 28enne, mentre si allenava lungo la costa sarda, è stato morso da uno squalo pinna nera. L’episodio si è concluso con lievi lesioni a mano, ginocchio e polpaccio

Un allenamento in acque libere si è trasformato in un’esperienza spaventosa per per un ragazzo francese di 28 anni, Giovanni Caselli, finito nel mirino di uno squalo durante una nuotata in Sardegna, sulla spiaggia di Monti Russu.

Un allenamento in acque libere si è trasformato in un’esperienza spaventosa per il turista, aggredito mentre nuotava lungo il litorale sardo. L’uomo, intervistato dal quotidiano Midi Libre, ha raccontato l’accaduto, precisando di aver riportato soltanto ferite superficiali alla mano, al ginocchio e al polpaccio.

Residente a Sète e atleta di una squadra di triathlon, il giovane aveva programmato una sessione intensa di nuoto in mare aperto. «Ho detto a mia moglie che avrei nuotato per 500 metri ad alta intensità per il mio allenamento», ha spiegato.

Durante la traversata ha improvvisamente notato la presenza di un predatore. «Ho visto lo squalo davanti a me e ho subito capito che si trattava di uno squalo pinna nera», ha raccontato. La specie può raggiungere circa 1,6 metri di lunghezza; l’esemplare incontrato misurava all’incirca 1,2 metri.

Generalmente questi squali non rappresentano un pericolo significativo per l’uomo: gli episodi di morsi sono spesso accidentali, poiché possono scambiare mani e piedi per piccoli pesci.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

In questo caso, però, l’animale avrebbe assunto un comportamento insolito. «Invece di allontanarsi o girarmi intorno, si è lanciato contro di me», ha ricordato il 28enne, descrivendo il primo morso al piede. «Ho urlato e questo lo ha reso ancora più aggressivo», ha aggiunto.

Il nuotatore ha quindi cercato rapidamente di raggiungere la riva, mentre lo squalo continuava a seguirlo. «Non smetteva di darmi piccoli morsi. Ho iniziato a farmi prendere dal panico, perché gli squali di solito non sono soli. E se avessi iniziato a sanguinare», ha raccontato.

La fuga verso la spiaggia si è rivelata concitata. «Mi ha morso cinque volte, come se stesse assaggiando. Continuava a inseguirmi fino a quando ho toccato il fondale. Mi ha seguito anche in trenta centimetri d’acqua ed è arrivato persino sulla sabbia, con la bocca spalancata», ha riferito.

Nonostante la paura, le conseguenze fisiche sono state limitate. Le ferite, definite dai medici come “morsi di esplorazione”, risultano lievi. «Le tengo sotto controllo nel caso si infettino, perché i denti degli squali sono ricchi di batteri», ha concluso l’atleta.

 

 

 

 

 

@Letizia Demontis