
In Sardegna i prezzi al dettaglio, specie nel settore alimentare, crescono più della media nazionale, con la guerra in Iran che, ai listini attuali, determina una stangata da circa +800 euro annui a nucleo residente. I dati arrivano da Adiconsum Sardegna, che lancia l’allarme sugli effetti del conflitto in Medio Oriente per i cittadini sardi.
“In Italia il tasso medio di inflazione si attesta ad aprile al +2,7%, ma se si analizzano i dati Istat relativi alla Sardegna si scopre che sull’isola i prezzi viaggiano a ritmo più sostenuto – spiega il presidente Giorgio Vargiu – L’inflazione di aprile, infatti, segna un +2,9% a Sassari e +3,1% a Olbia-Tempio. Si salva solo Cagliari, con un tasso del +2,6%, leggermente inferiori rispetto alla media nazionale”.
“Ma a destare preoccupazione è soprattutto l’andamento dei listini dei prodotti alimentari: se in Italia i prezzi di cibi e bevande aumentano ad aprile del +2,9% su anno, in Sardegna la crescita è del +3,2% a Cagliari, +3,8% a Sassari e addirittura del +4% a Olbia – denuncia Vargiu – L’incremento dei costi di trasporto determinato dal caro-gasolio si avverte in Sardegna più che nel resto d’Italia, spingendo al rialzo i prezzi dei prodotti trasportati, specie quelli freschi come gli alimentari, che come noto viaggiano su gomma. Ma il rischio è che sull’andamento dei listini giochino un ruolo primario anche fenomeni speculativi che sfruttano proprio la crisi in atto per attuare rincari ingiustificati. Anche la voce “elettricità, gas, e altri combustibili” registra forti aumenti: +5% a Cagliari, +6,7% a Sassari, +6,8% a Olbia-Tempio”.
La conseguenza del rialzo dell’inflazione è una stangata per i consumatori: in base alle stime di Adiconsum Sardegna, considerata la spesa annua per consumi di una famiglia residente, l’aggravio di spesa prodotto dalla guerra in Iran è di circa +800 euro a nucleo sardo, senza considerare i possibili effetti depressivi sul fronte dei consumi dei cittadini.
@Redazione Sintony News