
Non entra in scena come un monumento letterario, ma come una donna che combatte, scrive, soffre e resiste. È questa la scelta radicale di Quasi Grazia, il nuovo film di Peter Marcias dedicato a Grazia Deledda, arrivato oggi, 7 maggio, nelle sale della Sardegna dopo un percorso di anteprime che ha trasformato il ritorno della scrittrice nuorese in un vero evento culturale nazionale.
Non la Deledda da manuale scolastico, non soltanto l’autrice di Canne al vento o La madre, ma la donna dietro il Nobel, la scrittrice che ha trasformato l’isolamento in forza creativa e la periferia in autorevolezza internazionale. È qui che il film trova la sua potenza: nelle stanze chiuse, nei dialoghi trattenuti, nei silenzi familiari che raccontano molto più di una celebrazione ufficiale.
La distribuzione italiana è affidata a Europictures: dopo la partenza regionale di oggi, il film arriverà nel resto d’Italia dal 14 maggio 2026. Una data che cade dentro un anno simbolico per la cultura sarda e italiana: il centenario del Nobel assegnato a Deledda nel 1926 e il 155esimo anniversario della sua nascita, avvenuta a Nuoro il 27 settembre 1871.
Il calendario del lancio è stato costruito come una precisa operazione culturale. Il 4 maggio il Cinema Odissea di Cagliari ha ospitato una proiezione dedicata alle scuole con incontro con il regista. Il 5 maggio, nella stessa sala, si è tenuta una serata evento con Marcello Fois e Monica Demuru. Ieri, 6 maggio, le anteprime hanno coinvolto anche Oristano e Sassari, preparando il terreno all’uscita ufficiale nelle sale sarde di oggi.
Il film nasce dal testo teatrale di Fois pubblicato da Einaudi nel 2016 e sceglie una strada lontana dalla classica biografia cronologica. Marcias costruisce invece un racconto “da camera”, fatto di colloqui, attese e ritorni emotivi. Al centro ci sono alcuni snodi decisivi: l’arrivo della madre da Nuoro, la vigilia del riconoscimento internazionale e il confronto con la malattia. Momenti privati che spiegano la forza pubblica della scrittrice.
A interpretare Deledda sono tre attrici diverse: Irene Maiorino, Laura Morante e Ivana Monti. Una scelta che rompe la continuità tradizionale e restituisce le molte vite della scrittrice: la giovane donna che cerca spazio, l’autrice affermata, la figura fragile segnata dal corpo e dal tempo.
Accanto a loro, Monica Demuru interpreta la madre di Grazia, mentre Roberto De Francesco veste i panni di Palmiro Madesani. Nel cast anche Roberto Citran, Stefano Mereu e Gala Zohar Martinucci.
Girato tra Roma, Frascati e Monte Porzio Catone, Quasi Grazia evita volutamente la Sardegna da cartolina. La terra dell’autrice resta dentro le parole, nei conflitti morali, nella memoria. Nuoro diventa presenza invisibile ma continua, mentre Roma rappresenta lo spazio dell’affermazione culturale.
Ed è forse proprio qui che il film diventa contemporaneo. Marcias non aggiorna artificialmente Deledda: mostra invece quanto il suo conflitto sia ancora vivo oggi. Il talento femminile, la necessità di conquistarsi legittimazione pubblica, il rapporto con il giudizio familiare e sociale. Temi che nel 2026 parlano ancora al presente.
Dopo il passaggio al Torino Film Festival, Quasi Grazia proseguirà il suo percorso il 9 maggio al Riviera International Film Festival di Sestri Levante. Ma il cuore dell’operazione resta la Sardegna: una regione che, proprio nell’anno del Nobel deleddiano, sceglie di riportare la sua più grande scrittrice fuori dalla commemorazione e dentro il dibattito culturale contemporaneo.
Perché il vero obiettivo del film sembra essere questo: non ricordare Grazia Deledda, ma restituirle voce.
@Redazione Sintony News