News

Attualità
7 Maggio 2026

Giappone, il sangue artificiale universale può rivoluzionare la medicina trasfusionale

Il progetto della Nara Medical University punta a creare un sangue compatibile con tutti i gruppi sanguigni, conservabile per anni e utilizzabile nelle emergenze senza test immediati

Il Giappone lavora a una delle innovazioni mediche più ambiziose degli ultimi decenni: un sangue artificiale universale capace di essere utilizzato su qualunque paziente, indipendentemente dal gruppo sanguigno. Il progetto è stato sviluppato da un team della Nara Medical University guidato dal professor Hiromi Sakai e potrebbe rappresentare una svolta storica nella medicina trasfusionale e nelle cure d’emergenza.

La tecnologia si basa su emoglobina incapsulata in vescicole nanometriche, progettate per replicare il comportamento dei globuli rossi e trasportare ossigeno nell’organismo. A queste si affiancano piastrine sintetiche in grado di favorire la coagulazione.

L’aspetto più innovativo della ricerca riguarda l’assenza degli antigeni che determinano i gruppi sanguigni. Questo consentirebbe, almeno in teoria, di somministrare il composto a qualsiasi paziente senza la necessità di effettuare test di compatibilità immediati, un vantaggio decisivo soprattutto nelle situazioni di emergenza.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il progetto nasce anche dalla crescente difficoltà, comune a molti Paesi, nel garantire scorte sufficienti di sangue donato. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento della domanda sanitaria stanno infatti mettendo sotto pressione i sistemi trasfusionali, evidenziando la necessità di soluzioni alternative.

Uno degli elementi più rivoluzionari riguarda la conservazione. Il sangue tradizionale può essere mantenuto per circa 42 giorni e richiede una refrigerazione costante. Il sangue artificiale sviluppato in Giappone, invece, potrebbe essere conservato fino a due anni a temperatura ambiente e fino a cinque anni in frigorifero.

Una caratteristica che potrebbe modificare radicalmente la gestione delle emergenze sanitarie, soprattutto a bordo di ambulanze, negli elicotteri di soccorso, nei contesti bellici o nelle aree remote con accesso limitato alle banche del sangue, dove la rapidità d’intervento è fondamentale.

I primi test clinici sono iniziati nel 2022 su volontari sani e, secondo i ricercatori, non hanno evidenziato effetti collaterali gravi. Nel 2025 il progetto è entrato in una fase più avanzata di sperimentazione, con dosaggi più elevati destinati a verificarne sicurezza ed efficacia su scala più ampia.

I risultati preliminari vengono considerati incoraggianti, anche se saranno necessari ulteriori studi prima di un’eventuale diffusione negli ospedali. L’obiettivo dichiarato dal team guidato da Hiromi Sakai è arrivare a un utilizzo concreto entro il 2030.

Secondo gli studiosi, un sangue artificiale universale e a lunga conservazione potrebbe trasformare profondamente la medicina d’urgenza e avere un impatto significativo anche sulle cure dei pazienti che necessitano di trasfusioni frequenti, come le persone affette da talassemia. 

 

 

 

 

 

 

Letizia Demontis