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9 Marzo 2026

Italia e Giappone a confronto sull’inclusione: esperienze a Tokyo tra scuola e società

Quattro storie, un obiettivo comune: costruire una realtà in cui la disabilità non limiti la partecipazione

Si è svolto a Tokyo, presso la sede di Cybozu, azienda leader nel software collaborativo situata a Nihonbashi, il convegno intitolato “Un viaggio nel mondo dell'inclusione: Italia”, dedicato a mettere a confronto i modelli di inclusione italiani e giapponesi. Quattro relatori hanno condiviso esperienze personali e professionali, con un filo conduttore chiaro: promuovere una società più equa, in cui la disabilità non costituisca un ostacolo alla vita scolastica, lavorativa e sociale.

A coordinare l’incontro è stata Aya Miyake, romana d’adozione e madre di una ragazza con gravi disabilità, che ha offerto una prospettiva diretta sul funzionamento del sistema italiano. Accanto a lei Toshihiko Ouchi, ricercatore e insegnante di sostegno nella prefettura di Kanagawa, autore del volume “Cronache di un'educazione pienamente inclusiva” (2025), frutto di un anno di studio in Italia tra Bologna, Roma, Sardegna, Firenze e Trieste. Completano il quadro Tadashi Shimizu, padre di una bambina con sindrome di Down che nel marzo 2025 ha visitato a Roma case famiglia e cooperative sociali, e Hiroshi Hata, operatore del welfare che ha trascorso tre mesi di visite studio tra Trento, Roma e Bologna.

Insieme hanno illustrato un’Italia che, in oltre cinquant’anni, ha costruito un patrimonio di pratiche inclusive senza eguali nel mondo: dall’abolizione delle classi differenziali con la Legge 517/1977, all’inserimento strutturale del sostegno nelle classi ordinarie, fino al ruolo centrale delle cooperative sociali e delle associazioni familiari.

In Italia, l’inclusione scolastica è un diritto costituzionale: il 97% degli studenti con disabilità frequenta le classi ordinarie, supportato da insegnanti specializzati. Le linee guida nazionali evidenziano come l’inclusione sia una responsabilità condivisa dell’intera comunità educante, non solo dei docenti di sostegno.

Il percorso giapponese, invece, segue un approccio differente. Storicamente orientato verso le scuole speciali (tokubetsu shien gakkō), il Giappone ha iniziato a modificare il sistema dopo la ratifica della Convenzione Onu nel 2014. Oggi coesistono classi ordinarie con supporto, classi speciali interne e istituti dedicati. La novità del 2024, che prevede l’obbligo di fornire “accomodamenti ragionevoli” anche nelle scuole private, indica un’accelerazione, ma la separazione rimane radicata. «Le scuole giapponesi sono l’esatto opposto della piena inclusione che osserviamo in Italia», ha dichiarato Ouchi all’ANSA.

 

 

Letizia Demontis