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9 Marzo 2026

Divario di genere nel lavoro: in Sardegna le donne restano le più penalizzate

Sciopero e presidi a Cagliari e Sassari: la Cgil denuncia salari più bassi, maggiore precarietà e difficoltà di accesso all’occupazione per le lavoratrici

Le donne, anche in Sardegna, continuano a percepire stipendi inferiori rispetto agli uomini, incontrano maggiori ostacoli nell’accesso al mercato occupazionale e, quando riescono a ottenere un impiego, si trovano spesso davanti a lavori poveri e instabili. Nella maggior parte dei casi si tratta di part-time non richiesti, contratti fragili e retribuzioni ridotte.

A denunciare questa situazione è la Cgil regionale, che ha annunciato il proprio sostegno e la partecipazione alle iniziative organizzate in Sardegna in occasione dello sciopero proclamato dalle categorie dei lavoratori e delle lavoratrici della conoscenza, del commercio, del turismo e dei servizi.

Sono due gli appuntamenti previsti per il 10 marzo: i presidi davanti alle Prefetture di Cagliari, in piazza Palazzo, e di Sassari, in piazza d’Italia. Le manifestazioni si svolgeranno dalle 10 alle 12 e sono state promosse da Filcams e Flc Cgil insieme alle Camere del Lavoro. Alla mobilitazione sarà presente anche la Cgil regionale.

L’obiettivo della protesta è ribadire con forza l’urgenza di raggiungere la parità di genere, sia nel mondo del lavoro sia nella società. Nei comparti coinvolti dallo sciopero, dove la presenza femminile è particolarmente significativa, sono proprio le lavoratrici a pagare il prezzo più alto di un sistema economico diseguale. Un modello caratterizzato da part-time involontario, retribuzioni contenute e una flessibilità che troppo spesso si traduce in sfruttamento. A questo si aggiunge il peso del lavoro di cura, che continua a gravare quasi interamente sulle donne.

I dati sul mercato occupazionale, elaborati dal Centro studi della Cgil Sardegna, delineano un quadro complessivamente preoccupante e mostrano come le donne incontrino più difficoltà nell’inserimento professionale. Anche quando riescono a trovare un impiego, sono frequentemente costrette ad accettare condizioni di instabilità contrattuale e salari insufficienti.

Secondo i dati Istat relativi al 2024, il tasso di occupazione femminile in Sardegna è inferiore di oltre 14 punti percentuali rispetto a quello maschile: 50,5% contro il 64,7%. Inoltre il 44,5% delle donne in età lavorativa ha smesso di cercare un’occupazione, mentre tra gli uomini la quota si ferma al 29,5%.

Nei primi nove mesi del 2025 sono state registrate 185 mila nuove assunzioni, ma quasi sei su dieci hanno riguardato lavoratori uomini. Tra i rapporti di lavoro femminili soltanto il 7,3% è a tempo indeterminato, contro il 10,1% registrato tra gli uomini. Molto più elevata, invece, la diffusione del part-time: coinvolge il 51,8% delle lavoratrici, mentre tra gli uomini si attesta al 28,7%, secondo i dati Inps.

Le donne risultano inoltre le più colpite dal fenomeno del part-time involontario, che supera il 21%, mentre tra gli uomini si ferma al 6,9%, come evidenziato dagli indicatori Bes dell’Istat. Questa condizione produce conseguenze rilevanti anche sul piano salariale: nel 2024 la retribuzione media lorda annua delle lavoratrici supera di poco i 15 mila euro, mentre quella degli uomini raggiunge i 21 mila e 814 euro.

 

 

Letizia Demontis