
Maschere, riti e tradizioni secolari, il territorio sardo è sempre stato il palcoscenico del folklore carnevalesco. Ecco alcuni dei luoghi sardi che ospiteranno le celebrazioni di Carnevale nel 2026.
Oristano e la Sartiglia
Fulcro delle celebrazioni è la Sartiglia di Oristano, documentata già nel 1547 in onore di Carlo V. Si tratta di una giostra equestre con prove di abilità tra spade, lance e anelli da infilzare. Momento solenne è la vestizione del cavaliere che, preparato dalle donne secondo un rito codificato, diventa su Componidori, guida della corsa alla stella. La manifestazione si conclude con la svestizione, che ne sancisce il ritorno alla condizione iniziale.

Mamoiada
Qui il legame con il mondo pastorale è centrale. I Mamuthones, dodici come i mesi dell’anno, indossano maschere scure, pelli ovine e pesanti campanacci; sono guidati dagli Issohadores, riconoscibili per la maschera chiara e l’abito rosso, che catturano simbolicamente i presenti in segno augurale. Il rito comprende anche lo Juvanne Martis Sero, fantoccio portato in corteo e “operato” prima della morte simbolica, seguita da un banchetto comunitario.
Cagliari
Nel capoluogo la festa si apre con Sant’Antonio Abate e con l’annuncio di su Bandidori, che declama versi in sardo accompagnato dai tamburi della Ratantira. Il culmine è il rogo di Re Giorgio, detto Re Cancioffali, che segna la fine del periodo festivo e l’inizio della Quaresima. Dopo 20 anni avrà luogo la sfilata con i famosi carri allegorici.

Gavoi
Di probabile origine dionisiaca, prende avvio il giovedì grasso, jobia lardajola, con fave e lardo. Tamburini e strumenti tradizionali accompagnano il corteo fino al rogo di Zizzarone, insieme a Marieddu e Marianna Frigonza.

Lula
Protagonista è Su Battileddu, figura coperta di pelli con il volto insanguinato e annerito. Tra canti funebri e scene simboliche, viene trattenuto e percosso fino alla morte rituale. La celebrazione inizia il sabato grasso con la vestizione.

Foto: Fan Page
Tempio Pausania
È il principale Carnevale allegorico dell’isola, membro della Federazione Italiana Carnevali. Accanto a maschere tradizionali e balli storici, sfilano carri allegorici introdotti negli anni Sessanta. Si chiude con il processo e il rogo di Re Giorgio.

Altri centri
A Bosa il Carrasegare ‘Osincu ruota attorno al fantoccio Giolzi e alle sas Attitadoras. A Ulassai spicca Su Maimulu tra danze e coriandoli. Sestu propone figure come S’Orku Foresu, Is Mustayonis e Pilloni indoviadori. Ottana presenta sos Merdules, legati al mondo animale. Cuglieri valorizza Sos Cotzulados, ricoperto di conchiglie.
Samugheo celebra Minchilleo e i Mamutzones nel Carrasegare Antigu Samughesu.
Ardauli ha come simbolo S’Urtzu ardaulese, accompagnato da launeddas e tamburi. Austis, infine, propone il corteo con Sos Colonganos, S’Urtzu e Sos Bardianos, richiamando ogni anno numerosi visitatori. Anche nel Medio Campidano, ad esempio a San Gavino e Guspini si terrà la sfilata con i carri allegorici e i famosi Cambas de Linas.
In tutta la Sardegna il Carnevale resta un momento di identità condivisa, dove riti ancestrali e spettacolo contemporaneo convivono in un equilibrio unico.
Letizia Demontis