
La nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi apre scenari che potrebbero avere conseguenze anche sulla condanna definitiva di Alberto Stasi, ma la strada verso un eventuale processo di revisione resta ancora lunga. Mentre la Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio, accusato dell’omicidio avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, emergono nuovi dettagli sia sugli accertamenti effettuati negli ultimi mesi sia sul ruolo avuto dal Ris dei Carabinieri di Cagliari.
Al centro dell’attenzione ci sono innanzitutto le nuove analisi sui pedali della bicicletta di Stasi. Dai dati riesaminati nell’ambito dell’indagine sarebbero emerse due controanalisi effettuate il 20 settembre 2007 che non confermavano la presenza del Dna di Chiara Poggi, individuato invece in un precedente test. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Pavia, di quei risultati negativi non sarebbe rimasta traccia negli atti successivamente confluiti nel procedimento che portò alla condanna dell’allora fidanzato della vittima.

Un elemento che la difesa di Stasi considera di grande importanza in vista di una possibile richiesta di revisione. Ma dalla Procura generale di Milano arriva un invito alla prudenza. I nuovi atti raccolti a Pavia dovranno essere acquisiti e analizzati e, come ha ricordato la procuratrice generale Francesca Nanni, per arrivare alla revisione di una sentenza definitiva non è sufficiente che emergano semplicemente nuovi elementi: occorrono prove nuove e decisive, in grado di incidere concretamente sull’esito del processo.
Al momento, dunque, non esiste una decisione della Procura generale di chiedere la revisione. Una delle possibilità è che siano direttamente i legali di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, a presentare l’istanza una volta completato l’esame del nuovo materiale. La condanna a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi resta nel frattempo definitiva e pienamente efficace.
Nella nuova indagine c’è però anche un importante capitolo sardo. A lavorare sul caso è stato infatti il Ris dei Carabinieri di Cagliari, chiamato dalla Procura di Pavia a riesaminare alcuni aspetti della scena del crimine a quasi vent’anni dall’omicidio.

L’incarico è stato affidato al colonnello Andrea Berti, comandante del reparto cagliaritano, che ha ristudiato la villetta di via Pascoli utilizzando tecnologie oggi molto più avanzate rispetto a quelle disponibili nel 2007. Il lavoro del Ris di Cagliari si inserisce negli accertamenti disposti dopo la riapertura dell’inchiesta e riguarda la ricostruzione della scena del delitto e l’analisi delle tracce lasciate all’interno dell’abitazione.
La posizione del reparto sardo va tenuta distinta dalle polemiche che riguardano invece il Ris di Parma, che effettuò gli accertamenti genetici originari. È proprio su quelle analisi del 2007 che si concentra ora l’attenzione degli investigatori, dopo la scoperta delle due controanalisi negative relative al materiale genetico recuperato sui pedali della bicicletta di Stasi.
Sulla vicenda è intervenuto anche Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, che ha escluso manipolazioni o depistaggi da parte dei suoi collaboratori e ha difeso la correttezza dell’attività svolta dal reparto. Le ragioni per cui i risultati delle due controanalisi non risultano negli atti processuali sono ora uno degli aspetti sui quali si concentra l’attenzione della nuova inchiesta.
Parallelamente prosegue il percorso giudiziario che riguarda Andrea Sempio. Dopo la seconda chiusura delle indagini, la sua difesa ha venti giorni per presentare memorie, chiedere di essere interrogata o sollecitare ulteriori accertamenti. Successivamente la Procura potrà avanzare una richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale dovrà pronunciarsi un giudice. Sempio, in questa fase, resta indagato e deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
@Redazione Sintony News