
A quasi un anno dalla morte di Cinzia Pinna, Emanuele Ragnedda torna a parlare dal carcere di Sassari e lo fa attraverso una lettera nella quale ribadisce la propria versione di quanto accaduto nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2025 nella tenuta di famiglia ConcaEntosa, tra Palau e Arzachena. L’imprenditore del vino, reo confesso dell’uccisione della 33enne di Castelsardo, sostiene di aver sparato dopo essere stato aggredito e di aver reagito nel tentativo di difendersi.
Ragnedda rompe così il silenzio mantenuto negli ultimi mesi e contesta la ricostruzione pubblica che, a suo giudizio, si sarebbe formata attorno alla vicenda sulla base di elementi incompleti o non corretti. Nella lettera afferma di voler affrontare il processo confidando negli accertamenti e nelle prove che, secondo la sua tesi, potranno chiarire le circostanze nelle quali maturò il delitto.
L’uomo torna anche sui dodici giorni trascorsi tra la morte di Cinzia e la confessione resa alle autorità. Un intervallo di tempo che, riconosce oggi, ha provocato ulteriore sofferenza ai familiari della giovane. Per questo chiede perdono alla famiglia della vittima, manifestando dolore per quanto accaduto.
Il procedimento giudiziario dovrà stabilire la dinamica e le responsabilità del delitto. Cinzia Pinna venne uccisa con tre colpi di pistola nella tenuta gallurese e Ragnedda confessò successivamente l’omicidio, sostenendo fin dalle prime dichiarazioni agli investigatori di aver reagito a un’aggressione.

Intanto, attorno alla vicenda si è aperto un ulteriore e delicato fronte familiare. Nicolina Giagheddu, madre di Emanuele Ragnedda, ha denunciato alla Procura di Tempio il marito Mario, accusandolo di violenze, minacce e maltrattamenti che, secondo il suo racconto, sarebbero andati avanti per circa trent’anni. Alla denuncia, composta da 21 pagine, sarebbero stati allegati anche video e registrazioni audio.
La donna ha inoltre chiesto agli inquirenti di approfondire alcune circostanze relative ai giorni immediatamente successivi all’omicidio di Cinzia Pinna, sollevando interrogativi sulla presenza del marito nella tenuta di ConcaEntosa.
Accuse che Mario Ragnedda respinge con decisione. Attraverso i propri legali ha contestato integralmente la ricostruzione dell’ex moglie, definendola priva di fondamento. Gli avvocati hanno inoltre annunciato di valutare iniziative giudiziarie nei confronti della donna.
A distanza di un anno dal delitto, dunque, il caso Cinzia Pinna continua ad arricchirsi di nuovi elementi e versioni contrapposte. Da una parte la lettera con cui Emanuele Ragnedda ribadisce di aver agito per difendersi, dall’altra le nuove tensioni familiari e le accuse che ora saranno al vaglio della magistratura.
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