
Alimentazione equilibrata e attività fisica rappresentano da tempo due dei principali pilastri della longevità. Tuttavia, a incidere sulla possibilità di vivere più a lungo e in buona salute potrebbero essere anche alcuni tratti caratteriali. In particolare, apertura mentale, curiosità, atteggiamento positivo e disponibilità verso nuove esperienze sembrano costituire un vantaggio, mentre ansia, depressione, negatività e una marcata tendenza al nevroticismo potrebbero produrre l'effetto opposto.
È quanto emerge da una ricerca condotta dall'Università di Cagliari e pubblicata sull'International Journal of Applied Positive Psychology.
L'indagine ha coinvolto 125 persone di età compresa tra i 71 e i 101 anni, mettendo a confronto i residenti della cosiddetta Zona Blu della Sardegna - aree note per l'elevata concentrazione di individui longevi che conservano anche una buona qualità della vita - con coetanei che vivono nelle vicine zone rurali. L'obiettivo era comprendere quali fattori favoriscano un invecchiamento di successo e contribuiscano alla straordinaria longevità dei centenari.

Il lavoro scientifico porta la firma della professoressa Maria Chiara Fastame insieme alle ricercatrici Benedetta Brandas, Corinne Martis e Sofia Alessia Valenzuela Pusceddu del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia dell'Università di Cagliari. Lo studio prende le mosse dall'analisi del rapporto tra longevità e qualità della vita correlata alla salute, un parametro che tende a ridursi con l'avanzare dell'età e che influenza direttamente il processo di invecchiamento.
Se numerose ricerche precedenti avevano già approfondito il ruolo dell'alimentazione e dell'esercizio fisico, gli studiosi hanno scelto di concentrarsi sui fattori psicologici, ancora poco esplorati, per verificare se il profilo caratteriale degli abitanti della Zona Blu presentasse differenze rispetto a quello dei coetanei meno longevi.
I risultati hanno evidenziato che i partecipanti provenienti da quest'area sono mediamente più curiosi, aperti alle novità e maggiormente propensi a sperimentare nuove attività. Inoltre, possiedono una spiccata competenza emotiva, ovvero la capacità di comprendere le proprie emozioni e di condividerle efficacemente con gli altri.
Un ulteriore elemento emerso riguarda il modo di affrontare le difficoltà quotidiane. I residenti della Zona Blu adottano strategie più efficaci nella gestione dei problemi e dello stress, una caratteristica associata anche a una migliore percezione del proprio stato di salute generale.

Lo stesso atteggiamento si riflette nelle abitudini quotidiane. In media, queste persone dedicano circa 11,3 ore alla settimana ad hobby e attività mentalmente stimolanti, come la lettura e il giardinaggio, contro le 6,8 ore registrate tra i residenti delle vicine aree rurali.
L'analisi evidenzia inoltre che il nevroticismo, tratto della personalità caratterizzato da ansia, depressione, insicurezza e frequenti emozioni negative, è quello che mostra il legame più evidente con una peggiore qualità della vita correlata alla salute.
Al contrario, alcune caratteristiche caratteriali sembrano favorire il benessere complessivo. Le persone più coscienziose, quindi organizzate e responsabili, così come quelle più amabili, collaborative e disponibili verso gli altri, dichiarano infatti livelli più elevati di soddisfazione per la propria esistenza.
Infine, chi è maggiormente incline a sperimentare stati d'animo negativi o percepisce elevati livelli di stress tende anche a considerare peggiore il proprio stato di salute fisica. Un risultato che rafforza l'ipotesi secondo cui il benessere psicologico rappresenti un tassello fondamentale nel percorso verso un invecchiamento sano e una maggiore longevità.
Letizia Demontis