
Con l’arrivo dell’estate e l’aumento delle presenze turistiche in Sardegna, torna puntuale un fenomeno che preoccupa associazioni e volontari impegnati nella tutela degli animali. Molti visitatori, vedendo cani o gatti liberi sul territorio, pensano di trovarsi di fronte a situazioni di abbandono e decidono di intervenire per “salvarli”. Un gesto compiuto in buona fede che, però, in alcuni casi può avere conseguenze opposte a quelle desiderate.
A lanciare l’allarme è l’Enpa, che attraverso un appello rivolto ai turisti ricorda come in diverse regioni del Sud Italia, compresa la Sardegna, esistano animali che vivono stabilmente sul territorio e che non sempre necessitano di essere trasferiti in un canile o in una struttura di accoglienza.
Secondo i volontari, durante i mesi estivi le richieste di intervento aumentano sensibilmente. Segnalazioni di cani davanti ai supermercati, gatti con cucciolate vicino ai centri abitati o animali che frequentano abitualmente determinate aree arrivano quotidianamente alle associazioni. Tuttavia, non tutti questi casi rappresentano un’emergenza.

In Sardegna, come in altre regioni del Mezzogiorno, sono numerosi i cosiddetti “cani di quartiere”, animali regolarmente identificati con microchip, sterilizzati e reinseriti nel loro contesto territoriale. Si tratta di cani che conoscono l’ambiente in cui vivono, hanno punti di riferimento e vengono spesso accuditi dagli abitanti della zona.
Per questo motivo gli esperti invitano a non prelevare autonomamente un animale che appare in buone condizioni di salute. Portarlo via potrebbe significare sottrarlo al suo habitat abituale e, nei casi peggiori, condannarlo a una lunga permanenza in canile senza una reale necessità.
Le associazioni ricordano inoltre che la gestione degli animali randagi spetta per legge ai Comuni e ai servizi veterinari delle Asl, gli unici soggetti autorizzati a intervenire ufficialmente nei casi che richiedono assistenza o messa in sicurezza.
Diverso è il discorso quando l’animale presenta evidenti problemi di salute o si trova in condizioni di pericolo. In presenza di ferite, malattie o situazioni di rischio è fondamentale contattare immediatamente la polizia locale, le forze dell’ordine o i servizi veterinari competenti affinché possano attivare le procedure previste dalla normativa.

L’appello rivolto ai turisti che scelgono la Sardegna per le vacanze è quindi semplice: osservare prima di agire. Un cane libero non è necessariamente un cane abbandonato. Se l’animale appare in salute, può essere sufficiente offrirgli acqua e, se necessario, un po’ di cibo. Quando invece serve un intervento concreto, occorre rivolgersi agli enti competenti.
I volontari sottolineano infine le difficoltà che affrontano quotidianamente, spesso sopperendo alle carenze delle istituzioni con risorse limitate e grazie esclusivamente all’impegno personale. Per chi desidera davvero aiutare, il sostegno può arrivare attraverso donazioni di cibo, contributi per le spese veterinarie, condivisione degli appelli di adozione o, nei casi possibili, scegliendo di adottare un animale.
Un messaggio che in Sardegna assume un valore particolare durante la stagione turistica: proteggere gli animali significa anche rispettare il loro equilibrio e conoscere le regole che ne tutelano il benessere.
@Redazione Sintony News