
Un’ordinanza paradossale per accendere i riflettori su un problema reale e sempre più grave. A Norbello, piccolo centro dell’Oristanese con circa 1.100 abitanti, il sindaco Matteo Manca ha deciso di trasformare la protesta in un atto simbolico, firmando un provvedimento che introduce l’“obbligo di autoguarigione” per tutti i residenti.
Dietro l’ironia del documento si nasconde una denuncia precisa: la mancanza del medico di base nel paese. Una situazione che costringe da tempo i cittadini a spostarsi in altri comuni per ricevere assistenza sanitaria, affrontando disagi e percorrenze spesso significative per ottenere cure e certificazioni.
Nell’ordinanza, redatta con toni volutamente provocatori, si stabilisce che i cittadini che dovessero ammalarsi siano tenuti a guarire da soli nel più breve tempo possibile. Tra le disposizioni compare anche l’invito a collaborare attivamente al recupero della propria salute attraverso buona volontà, pensiero positivo e resistenza fisica e morale.
Non manca nemmeno il divieto di aggravare le proprie condizioni e viene precisato che le modalità di guarigione sono lasciate all’autonoma organizzazione di ciascun cittadino.

Una provocazione che il sindaco non nasconde affatto. Anzi, nella parte conclusiva del documento chiarisce apertamente le ragioni dell’iniziativa. L’obiettivo è evidenziare il contrasto tra il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione e dalle normative nazionali e regionali, e la concreta assenza di servizi sanitari essenziali sul territorio.
«Nonostante i solleciti e le richieste avanzate nel tempo, nessuno ci ascolta», spiega Manca, sottolineando come la misura rappresenti l’estremo tentativo di attirare l’attenzione delle istituzioni competenti.
Il primo cittadino ricorda inoltre un concetto tanto ovvio quanto significativo: nessuna legge e nessuna ordinanza possono sostituire la presenza di medici, strutture e servizi sanitari adeguati. Per questo il provvedimento non ha alcun valore operativo, ma vuole lanciare un messaggio forte sulla condizione di chi vive nei piccoli centri e si trova privato di un presidio fondamentale come il medico di famiglia.
Una scelta destinata a far discutere, ma che riporta al centro del dibattito il tema dell’accesso alle cure nelle aree interne della Sardegna, dove la carenza di personale sanitario continua a mettere a dura prova il diritto dei cittadini a ricevere assistenza vicino a casa.
@Redazione Sintony News