
C’è anche il cantante neomelodico Vincenzo “Niko” Pandetta tra le quindici persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catania denominata “Operazione Abisso”.
L’indagine riguarda un presunto sistema di traffico di sostanze stupefacenti che, secondo gli investigatori, avrebbe favorito gli interessi del clan Cappello-Bonaccorsi di Catania e del gruppo mafioso di Santa Panagia, nel Siracusano. Per il cantante trentacinquenne, nipote dello storico boss Salvatore “Turi” Cappello, è la prima volta che viene contestata l’aggravante mafiosa.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Pandetta avrebbe svolto un ruolo di collegamento in alcune operazioni legate allo spaccio di droga anche durante un periodo di detenzione. Gli elementi raccolti dagli inquirenti comprenderebbero alcune videochiamate intercettate tra soggetti ritenuti vicini al clan etneo.
Nei mesi scorsi l’artista era stato trasferito nel carcere di Uta dopo una videochiamata effettuata dalla cella e successivamente trasmessa durante il concerto “One Day”, organizzato alla Plaia di Catania con la partecipazione del trapper Baby Gang.

La difesa, affidata all’avvocato cagliaritano Riccardo Floris, respinge le accuse. Il legale ha annunciato che nel corso dell’interrogatorio di garanzia, previsto in videocollegamento dal carcere di Prato, verranno forniti elementi per dimostrare la totale estraneità di Pandetta ai fatti contestati. Secondo Floris, il legame di parentela con il boss Turi Cappello non può essere considerato una prova di appartenenza al clan e le accuse si fonderebbero su ricostruzioni che la difesa intende contestare.
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