
La Festa della Repubblica richiama il principio che apre la Costituzione italiana e che continua a rappresentare il fondamento della convivenza democratica del Paese: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Per la CISL Sardegna il 2 Giugno non è soltanto una ricorrenza istituzionale. È l’occasione per interrogarsi su quanto quel principio trovi oggi concreta attuazione nella vita delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle famiglie e dei territori.
I dati più recenti mostrano che la Sardegna continua a confrontarsi con criticità che riguardano non soltanto la quantità dell’occupazione, ma anche la qualità del lavoro, i redditi e le prospettive di sviluppo.
Secondo elaborazioni sindacali su dati ISTAT richiamate in occasione del Primo Maggio 2026, il tasso di occupazione nell’isola si attesta al 58,2%, oltre quattro punti al di sotto della media nazionale del 62,5%, mentre il tasso di disoccupazione raggiunge il 9,5%, contro il 6,3% registrato a livello nazionale.
“Questi numeri ci ricordano che il lavoro continua a rappresentare una delle principali questioni economiche e sociali della Sardegna – afferma il segretario generale della CISL Sardegna Pier Luigi Ledda –. Dietro le statistiche ci sono persone che cercano occupazione, lavoratori che chiedono maggiore stabilità, giovani che vogliono valorizzare le proprie competenze e famiglie che affrontano ogni giorno le difficoltà legate al costo della vita”.

La questione del lavoro non riguarda però soltanto il numero degli occupati. Riguarda sempre più la qualità dell’occupazione, la continuità lavorativa e la capacità dei redditi di garantire condizioni di vita adeguate.
Dai dati fiscali più recenti emerge che il reddito medio complessivo dichiarato in Sardegna si attesta a 20.565 euro annui, valore in crescita rispetto agli anni precedenti ma ancora distante dalle regioni economicamente più forti del Paese. Ancora più significativo, ai fini della valutazione della condizione del lavoro, è il dato relativo ai redditi da lavoro dipendente, che nelle elaborazioni disponibili si colloca intorno ai 17 mila euro annui, confermando una persistente debolezza della capacità reddituale di una parte significativa dei lavoratori sardi.
Anche sul piano delle retribuzioni permane un divario rilevante. Secondo dati elaborati su base INPS e richiamati dalla Regione Sardegna, nel 2024 la retribuzione media giornaliera si è attestata a 86,4 euro per gli uomini contro una media nazionale di 107,5 euro e a 65,8 euro per le donne contro i 79,8 euro della media italiana. Numeri che evidenziano come il tema salariale continui a rappresentare una delle questioni centrali per il futuro del lavoro nell’isola.
La Sardegna continua inoltre a presentare una struttura produttiva caratterizzata dalla prevalenza di micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 95% del tessuto imprenditoriale regionale. Una realtà che costituisce una ricchezza per l’economia dell’isola ma che, allo stesso tempo, incontra maggiori difficoltà nel sostenere processi di innovazione, crescita dimensionale e occupazione stabile.
A questo si aggiunge la pressione crescente esercitata dal costo della vita sui bilanci familiari. La spesa energetica media annua delle famiglie sarde raggiunga i 1.312 euro, contro una media nazionale di 1.141 euro, confermando una maggiore vulnerabilità economica determinata dall’insularità, dalla limitata diffusione del metano e dalla forte dipendenza dall’energia elettrica.

“Per questo oggi parlare di lavoro significa parlare anche di salari, potere d’acquisto, sicurezza, formazione e valorizzazione delle competenze – prosegue Ledda –. La crescita economica non è sufficiente se non si traduce in occupazione stabile, redditi adeguati e opportunità di crescita professionale”.
Particolarmente rilevante continua a essere il tema della sicurezza sul lavoro. La CISL Sardegna ribadisce la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e di dare piena attuazione agli impegni assunti attraverso il Patto di Buggerru, affinché il diritto al lavoro sia sempre accompagnato dal diritto alla salute e alla sicurezza.
La Festa della Repubblica cade inoltre in una fase nella quale la Sardegna è chiamata a compiere scelte strategiche che riguardano energia, industria, innovazione, ricerca, infrastrutture, digitalizzazione e sviluppo delle competenze.
La transizione energetica, l’Einstein Telescope, le nuove reti digitali, la logistica, la nautica, il rafforzamento delle filiere produttive e industriali rappresentano opportunità importanti che dovranno essere valutate soprattutto per la loro capacità di generare nuova occupazione qualificata, migliori salari, nuove competenze e sviluppo diffuso.
“Una Repubblica fondata sul lavoro – conclude Ledda – non può limitarsi a registrare dati economici positivi. Deve essere capace di trasformare gli investimenti in occupazione di qualità, i diritti in opportunità concrete e la crescita in benessere diffuso. Per la Sardegna significa costruire una strategia che tenga insieme lavoro, formazione, innovazione, politica industriale e coesione territoriale. È questa la sfida che abbiamo davanti e il modo più autentico per dare attuazione ai valori della nostra Costituzione”.
@Redazione Sintony News