
Lo shopping online transfrontaliero cambia volto. L'Unione Europea ha ufficialmente varato una vera e propria rivoluzione fiscale che promette di assestare un duro colpo al modello di business del fast commerce e dei piccoli acquisti extracomunitari. È stato infatti approvato l'inserimento di un dazio doganale fisso di 3 euro per tutti i pacchi in arrivo da territori extra-UE – inclusi giganti commerciali come Cina, Stati Uniti e Regno Unito – che abbiano un valore complessivo inferiore ai 150 euro.
La misura di fatto cancella la storica franchigia che fino ad oggi esentava i beni di modesto valore dal pagamento dei dazi, lasciando a carico dell'acquirente solo l'IVA. In Italia, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) si è già attivata emanando le prime direttive operative per aggiornare i sistemi informatici e i codici di dichiarazione necessari allo sdoganamento.
La decisione dei legislatori europei risponde a una duplice esigenza, sia economica che logistica. L'obiettivo primario è tutelare le attività commerciali interne all'Unione, frenando l'afflusso massiccio e incontrollato di merci a prezzi stracciati veicolate dalle grandi piattaforme asiatiche.
L'introduzione di una tariffa forfettaria permette agli uffici doganali di gestire con estrema rapidità la mole impressionante di piccoli colli che transitano quotidianamente nei nodi logistici europei, eliminando la necessità di complessi calcoli percentuali sul valore intrinseco di ogni singolo oggetto.
Il funzionamento del nuovo balzello presenta una particolarità tecnica fondamentale: la tassa da 3 euro non si applica al pacco inteso come scatola fisica, né al numero totale di pezzi, bensì alla singola voce doganale (categoria di prodotto) dichiarata nella spedizione. Inoltre, trattandosi di un diritto doganale a tutti gli effetti, l'importo fisso è soggetto all'applicazione dell'IVA, elemento che farà lievitare ulteriormente il prezzo finale al momento della consegna.

I soggetti più esposti a questa stretta fiscale saranno inevitabilmente i frequentatori assidui di marketplace come Temu, Shein e AliExpress, dove lo scontrino medio è generalmente molto basso. Dover pagare un sovrapprezzo fisso di 3 euro (più IVA) su un carrello di soli 10 o 15 euro rappresenta un rincaro percentuale pesantissimo, capace di disincentivare il fenomeno dello shopping compulsivo legato a piccoli oggetti o capi d'abbigliamento low-cost.
A lungo termine, lo scenario potrebbe spingere le multinazionali del commercio elettronico extra-UE a rivedere radicalmente la propria catena di distribuzione. Per aggirare il micro-dazio e non perdere competitività agli occhi dei clienti europei, molte aziende potrebbero essere costrette a trasferire e stoccare preventivamente le proprie merci all'interno di hub logistici e magazzini situati nei confini dell'Unione Europea, normalizzando così le procedure di importazione a monte.
@Redazione Sintony News