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19 Maggio 2026

Cagliari, quasi 1.600 minori vivono in aree fragili: crescono povertà e dispersione scolastica

La ricerca di Save the Children fotografa il disagio nei quartieri vulnerabili del capoluogo sardo: oltre il 42% delle famiglie vive in povertà relativa e aumenta il numero dei giovani che non studiano né lavorano

Anche a Cagliari, come accade nelle principali città italiane, il quartiere in cui si nasce e si cresce può influire in maniera determinante sulle opportunità future di bambini e adolescenti. Nei contesti più vulnerabili, infatti, aumentano i rischi legati alla povertà economica, all’abbandono scolastico e alla carenza di servizi educativi, aree verdi e spazi dedicati alla socialità.

È quanto emerge dalla ricerca “I luoghi che contano”, pubblicata da Save the Children, che analizza le condizioni dei minori nelle zone urbane più fragili del Paese.

Secondo il rapporto, nel capoluogo sardo sono 1.588 i ragazzi tra 0 e 17 anni che vivono in aree di disagio socioeconomico urbano (ADU), pari al 9,3% della popolazione residente appartenente a questa fascia d’età. A Cagliari le aree considerate vulnerabili dall’Istat sono cinque.

Lo studio mette inoltre in evidenza una differenza rispetto alla tendenza nazionale. Nelle città metropolitane italiane, infatti, le zone più fragili registrano generalmente una concentrazione più elevata di minori rispetto alla media comunale. A Cagliari avviene invece il contrario: la percentuale di residenti tra 0 e 17 anni presenti nelle aree vulnerabili è leggermente inferiore rispetto al dato cittadino, con il 10,8% contro l’11,2%.

Restano però marcate le difficoltà economiche e sociali. Nei quartieri più svantaggiati della città il 42,2% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, con un’incidenza superiore di oltre 20 punti percentuali rispetto alla media dell’intero comune.

Preoccupano anche i dati legati al percorso scolastico. Quasi uno studente su cinque delle scuole secondarie di primo e secondo grado, pari al 18,9%, ha abbandonato gli studi oppure ha ripetuto almeno un anno. Una quota quasi doppia rispetto alla media cittadina, ferma al 9,7%.

Tra gli alunni dell’ultimo anno delle scuole medie, inoltre, il 21,9% è considerato a rischio di dispersione scolastica implicita, con un valore superiore di 11,8 punti percentuali rispetto alla media comunale, pari al 10,1%.

Il disagio coinvolge anche la fascia giovanile tra i 15 e i 29 anni: oltre un terzo, il 34,9%, non studia e non lavora. Anche in questo caso il dato supera nettamente la media cittadina del 21,2%.

“Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con profonde disuguaglianze socioeconomiche e territoriali. Per questo abbiamo voluto dedicare Impossibile, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, al tema delle periferie”, ha dichiarato Daniela Fatarella direttrice generale di Save the Children.

“La condizione di una bambina o di un bambino non può dipendere dal quartiere in cui nasce. Sono necessari interventi strutturali capaci di eliminare gli ostacoli che limitano le opportunità dei minori e contrastare la povertà educativa”, ha aggiunto la direttrice generale dell’organizzazione.

 

 

 

 

 

Letizia Demontis