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28 Aprile 2026

Il biopic su Michael Jackson trionfa al botteghino ma spuntano nuove accuse

I Cascio, che conobbero Jackson negli anni Ottanta all'hotel Helmsley Palace di New York — gestito dal padre Dominic Sr. — hanno depositato una nuova azione legale per adescamento e abusi sessuali su minori

Il ritorno sul grande schermo di Michael Jackson è un trionfo commerciale senza precedenti, sporcato però da un’ombra che rischia di compromettere il futuro del franchise. "Michael", il biopic diretto da Antoine Fuqua, ha polverizzato il record di debutto per un film biografico musicale, incassando 217 milioni di dollari nel suo primo weekend globale.

Con 120 milioni provenienti dai mercati internazionali e 97 milioni dal Nord America, il film ha superato persino il fenomeno Bohemian Rhapsody del 2018. Eppure, mentre i cinema si riempiono, le pagine dei giornali tornano a tremare per nuove, pesantissime rivelazioni.

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Il film, co-prodotto dagli eredi Jackson, ha diviso la critica. Molti recensori hanno puntato il dito contro una presunta autocensura, lamentando che la regia abbia evitato di approfondire le zone d'ombra più controverse della vita dell'artista. Tuttavia, il pubblico sembra aver ignorato le stroncature, premiando la performance dell'attore protagonista e la spettacolarità della ricostruzione scenica. Un successo che avrebbe già spalancato le porte a un sequel, se non fosse per la tempesta legale scoppiata proprio in coincidenza con l'uscita della pellicola.

A scuotere l'opinione pubblica è un'inchiesta del New York Times che vede protagonisti i fratelli Cascio (Aldo, Eddie, Dominic e Marie Nicole), storicamente considerati tra i difensori più accaniti della popstar. I Cascio, che conobbero Jackson negli anni Ottanta all'hotel Helmsley Palace di New York — gestito dal padre Dominic Sr. — hanno depositato una nuova azione legale per adescamento e abusi sessuali su minori.

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Per decenni, la famiglia Cascio aveva negato ogni comportamento improprio del cantante. Oggi, però, la versione cambia radicalmente. «Siamo stati manipolati», ha dichiarato Eddie al Times. «Ci aveva fatto sentire come se fosse tutto: un amico, un padre, l’unico supporto emotivo. Ci aveva trasformati in suoi "soldati", pronti a difenderlo contro chiunque perché era la star più grande del mondo».

Secondo quanto dichiarato dai fratelli, la consapevolezza degli abusi sarebbe maturata lentamente. Se alcuni avevano intuito la realtà già anni fa, per altri la "deprogrammazione" psicologica è avvenuta solo nel 2019, dopo la visione del documentario HBO Leaving Neverland. Vedere le testimonianze di altre vittime e riscontrare coincidenze quasi millimetriche con le proprie esperienze avrebbe fatto crollare il castello di fedeltà costruito intorno alla figura di Jackson.

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La vicenda non è solo umana, ma anche strettamente legale e finanziaria. Emerge infatti che i fratelli Cascio avevano già intentato una causa riservata contro l'Estate (l'ente che gestisce l'eredità) di Michael Jackson nel 2020. All'epoca, si era giunti a un accordo transattivo da 16 milioni di dollari, dilazionati in cinque anni.

Tuttavia, allo scadere del quinquennio, i fratelli hanno chiesto un ulteriore risarcimento per le sofferenze subite. Il rifiuto degli eredi ha fatto saltare il patto di riservatezza, trasformando una disputa privata in un caso mediatico mondiale proprio mentre il volto di Michael Jackson giganteggia sui cartelloni dei cinema di tutto il pianeta.

 

 

@Redazione Sintony News