
Il 28 aprile si rinnova l’appuntamento con la Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, istituita dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL). Sebbene l'attenzione pubblica sia spesso catalizzata dai drammatici incidenti nei cantieri o nelle fabbriche, l'edizione di quest'anno accende i riflettori su un nemico più silenzioso ma altrettanto letale: il benessere psicosociale.
Il bilancio dell'ultimo anno in Italia restituisce una fotografia complessa e per certi versi contraddittoria. Secondo i dati INAIL diffusi lo scorso febbraio, il 2025 si è chiuso con 792 morti sul lavoro (inclusi gli incidenti "in itinere", ovvero lungo il tragitto casa-ufficio).

Nonostante una lieve flessione complessiva rispetto all'anno precedente, preoccupano due trend specifici.
L’età delle vittime: si registra un incremento dei decessi nelle fasce d’età più mature. Tra i 40 e i 49 anni i casi sono saliti a 148, mentre nella fascia 55-64 anni si è passati da 279 a 300 morti.
Insidie stradali: gli infortuni mortali in itinere sono aumentati, toccando quota 293 casi (13 in più rispetto al 2024).
Il rapporto globale OIL del 2026, intitolato "L'ambiente di lavoro e gli aspetti psicosociali", segna un cambio di paradigma. La sicurezza non è più intesa solo come protezione fisica da macchinari o cadute, ma come tutela da fattori quali precarietà, carichi di lavoro eccessivi, ambiguità di ruolo e mancanza di autonomia.
Questi elementi, definiti rischi psicosociali, hanno un impatto devastante sulla salute pubblica. Ogni anno, a livello mondiale, si stimano 840.000 decessi legati a malattie cardiovascolari (ictus e cardiopatie) e disturbi mentali, come la depressione, derivanti direttamente da condizioni lavorative logoranti.

Il documento dell'OIL evidenzia criticità strutturali che minano la produttività aziendale e le economie nazionali.
Sfruttamento orario: Il 35% dei lavoratori mondiali supera le 48 ore settimanali, una condizione che accelera lo sviluppo di patologie cardiache.
Violenza e bullismo: Il posto di lavoro non è sempre un luogo sicuro dal punto di vista relazionale. Il 23% degli impiegati dichiara di aver subito almeno una forma di violenza o bullismo durante la propria carriera.
@Redazione Sintony News