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7 Aprile 2026

Sardegna, il Comune vieta di dare cibo e acqua a una cagnolina abbandonata: è polemica

Il "caso Ondina": l'ordinanza del Comune di Teulada che vieta di nutrire la cagnolina sulla Statale 195

Può un’ordinanza sindacale condannare a morte un animale nel nome della sicurezza stradale? È l’interrogativo che sta infiammando il Sud Sardegna, dove la storia di Ondina, una cagnolina sola e spaventata che da mesi vive tra le montagne di Teulada e Domus de Maria, è diventata un caso politico e umanitario.

Il sindaco di Teulada, Angelo Milìa, ha firmato un provvedimento che vieta tassativamente di somministrare acqua e cibo all'animale lungo la Statale 195. Una decisione che ha scatenato l'ira delle associazioni e dei volontari che, da dicembre, si prendono cura della piccola randagia.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A sollevare il caso è Violetta, la donna che per mesi ha sfidato il freddo e la diffidenza di Ondina per garantirle la sopravvivenza. Secondo la volontaria, il Comune, i barracelli e la Asl avrebbero gettato la spugna, ammettendo di non avere i mezzi necessari per catturare la cagnolina e trasferirla in una struttura protetta.

"La soluzione del Comune è crudele", accusa la donna. "Ordinano di smettere di nutrirla sperando che si sposti altrove in cerca di cibo, per liberare la carreggiata. Ma così facendo la condannano a morire di fame e sete, dopo che con tanta fatica ero riuscita a conquistare la sua fiducia".

Dall'amministrazione comunale arriva una posizione di netta chiusura, seppur motivata da ragioni di pubblica incolumità. Il sindaco respinge le accuse di maltrattamento, precisando che il divieto non è un atto di cattiveria gratuita, ma una misura necessaria per evitare che Ondina stazioni stabilmente a ridosso della Statale 195.

Secondo il Comune, la presenza di cibo attirerebbe l'animale sulla carreggiata, creando un pericolo altissimo sia per la cagnolina stessa che per gli automobilisti in transito su un'arteria già di per sé rischiosa. L'obiettivo dichiarato è spingere l'animale ad allontanarsi dalla strada, confidando che si sposti verso zone interne meno pericolose dove la cattura potrebbe risultare più agevole.

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Il paradosso della vicenda risiede nell'incapacità degli enti preposti di gestire il recupero di un singolo animale. Nonostante le segnalazioni che si susseguono da mesi, la burocrazia e la mancanza di attrezzature idonee sembrano aver creato un vuoto d'azione in cui l'unica risposta è diventata il divieto di assistenza.

Mentre le proteste corrono sui social e la tensione tra volontari e istituzioni cresce, Ondina resta tra i boschi del Sulcis, ignara dei divieti che pesano sulla sua ciotola e sempre più esposta ai pericoli di una vita ai margini dell'asfalto.

 

 

@Redazione Sintony News