
La tutela dei minori nel mondo digitale compie un passo decisivo, ma non senza polemiche. Apple ha ufficialmente introdotto nuovi sistemi di verifica dell'età per allinearsi alle stringenti normative internazionali. La novità, operativa da poche ore, sta cambiando radicalmente il modo in cui gli utenti di Australia, Brasile e Singapore interagiscono con l'App Store: scaricare applicazioni classificate come vietate ai minori richiede ora una conferma dell'identità basata su metodi certificati.
Per gestire questa transizione a livello globale, il colosso di Cupertino ha rilasciato una nuova risorsa per gli sviluppatori di iOS, iPadOS e macOS: l'API Declared Age Range.
Questo strumento permette alle singole applicazioni di adattarsi automaticamente alle leggi locali. La particolarità risiede nel rispetto della riservatezza: Apple garantisce che il sistema non trasmetta alle app dati sensibili o documenti d'identità, ma solo indicatori generici sulla fascia d'età dell'utente. In questo modo, l'app sa se può concedere l'accesso senza conoscere l'identità reale del soggetto.
Anche gli USA accelerano. Entro l'estate 2026, Stati come lo Utah e la Louisiana imporranno ai minorenni l'obbligo di collegare il proprio profilo a quello dei genitori. Senza questa condivisione tecnica della fascia d'età, le app smetteranno semplicemente di funzionare. L'obiettivo dichiarato è proteggere i ragazzi da rischi finanziari e contatti con malintenzionati.

Nonostante le buone intenzioni, il provvedimento ha acceso un forte dibattito sulla sicurezza dei dati. La Electronic Frontier Foundation e altre organizzazioni per i diritti digitali hanno espresso forti perplessità: il timore è che la creazione di database massivi sulla verifica dell'età possa diventare un bersaglio per gli hacker, permettendo di collegare le abitudini di navigazione ai dati personali reali.
A gettare benzina sul fuoco sono stati i recenti problemi di Persona, la piattaforma di riconoscimento utilizzata da giganti come LinkedIn e Roblox. Secondo due report indipendenti, lo strumento avrebbe accidentalmente esposto su un server accessibile i dati sensibili di oltre 2.000 persone.
@Redazione Sintony News