
Non ce l’ha fatta il piccolo di due anni e mezzo ricoverato da dicembre nel reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Monaldi, struttura che fa capo all’Azienda Ospedaliera dei Colli. Il bambino è morto nella mattinata di sabato 21 febbraio, dopo un repentino aggravamento del quadro clinico. Due mesi fa era stato sottoposto a un trapianto di cuore che si era rivelato inefficace a causa delle condizioni dell’organo ricevuto.
A raccontare gli ultimi istanti è stata la madre, visibilmente provata: «Mi hanno chiamata intorno alle quattro del mattino. Mi hanno spiegato che l’Ecmo stava rallentando. Sono rimasta accanto a lui fino alla fine». Il piccolo era tenuto in vita proprio da quel macchinario, indispensabile dopo il fallimento dell’intervento e il progressivo cedimento di più organi.

Già nelle ore precedenti i medici avevano condiviso con la famiglia la scelta di limitare le cure ai soli trattamenti indispensabili per evitare sofferenze, escludendo ulteriori terapie invasive considerate ormai inutili. Il bambino era sedato e non cosciente. Nelle stesse ore si era recato in ospedale anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che aveva pregato con la madre e impartito l’estrema unzione.
Il messaggio di cordoglio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è arrivato poco dopo la notizia del decesso: parole di vicinanza alla famiglia e l’auspicio che venga chiarita ogni responsabilità.
Con la morte del bambino cambia lo scenario giudiziario. I sei professionisti sanitari già iscritti nel registro degli indagati dovranno ora rispondere di omicidio colposo. La Procura di Napoli disporrà a breve l’autopsia; la salma è stata sequestrata e saranno effettuati ulteriori accertamenti tecnici, compresi quelli sul cuore trapiantato.
Secondo quanto emerso nelle settimane scorse, l’organo destinato al piccolo – prelevato a Bolzano – sarebbe giunto a Napoli in condizioni compromesse a causa di un errore nella conservazione durante il trasporto. Al centro delle verifiche c’è l’utilizzo di ghiaccio secco nel contenitore refrigerato, che avrebbe danneggiato irreparabilmente il muscolo cardiaco. Da chiarire anche perché l’eventuale deterioramento non sia stato rilevato prima dell’espianto del cuore malato del bambino.

Dopo l’intervento del 23 dicembre, il piccolo non si era mai ripreso. Si era tentato di valutare un secondo trapianto, ma il parere degli specialisti – tra cui quelli dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – aveva escluso la possibilità di un nuovo intervento per l’eccessiva gravità delle sue condizioni.
Nel pieno della tragedia, la madre ha annunciato che nei prossimi giorni costituirà una fondazione dedicata al figlio, con l’obiettivo di sostenere altri bambini in situazioni simili e di promuovere maggiore attenzione e trasparenza. Ha inoltre messo in guardia da raccolte fondi non autorizzate comparse online, invitando a diffidare da iniziative fraudolente.
La vicenda, emersa pubblicamente all’inizio di febbraio dopo un’inchiesta del quotidiano Il Mattino, ha suscitato un’ondata di commozione in città e nel Paese. Ora sarà la magistratura a ricostruire con precisione la catena degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità. Resta, intanto, il silenzio doloroso di una famiglia che ha accompagnato il proprio figlio fino all’ultimo respiro.
@Redazione Sintony News