
La Sardegna lancia la sfida tecnologica per la difesa del proprio patrimonio gastronomico. È stato presentato in Consiglio regionale il disegno di legge per l'istituzione del marchio "Origine Sardegna Garantita", un progetto ambizioso che punta a trasformare l'identità isolana in un valore economico certificato e inattaccabile.
La proposta, che vede come primo firmatario l'ex assessore all'Agricoltura Gianfranco Satta e il supporto del presidente della commissione Attività produttive Antonio Solinas (Pd), mira a creare uno scudo contro le contraffazioni, garantendo al contempo una boccata d'ossigeno alle tasche dei produttori locali.

Il cuore della normativa è l'introduzione dell'Identificativo Digitale di Origine (Ido). Non si tratta di una semplice etichetta, ma di un sistema di tracciabilità obbligatorio basato su una piattaforma digitale regionale. Attraverso un QR code applicato sulle confezioni, il consumatore potrà scansionare e verificare istantaneamente: la provenienza esatta della materia prima, l'intero percorso della filiera produttiva, e Il rispetto dei rigorosi disciplinari di qualità.
"Vogliamo garantire la massima trasparenza" – ha dichiarato Satta – "proteggendo chi produce con fatica nell'Isola e chi acquista, spesso ignaro di possibili frodi".
Il debutto del marchio non sarà generalizzato, ma seguirà una fase sperimentale focalizzata su due tesori del mare sardo: l'aragosta rossa e il riccio di mare. Per questi settori, la legge prevede non solo la tracciabilità, ma una gestione scientifica all'avanguardia che include: aree di tutela dedicate per il ripopolamento, fermo biologico dinamico, basato sullo stato reale delle risorse, e monitoraggio continuo in collaborazione con la piccola pesca.

L'obiettivo è ambizioso: offrire una risposta ai 3.000 addetti del comparto ittico, con una stima di incremento della redditività tra il 20% e il 30%.
Per far decollare il progetto nel primo triennio, la Regione ha previsto uno stanziamento di 2 milioni e 870 mila euro. Questi fondi serviranno a finanziare la nascita della piattaforma digitale, la formazione degli operatori e le campagne promozionali.
A vigilare sul corretto funzionamento del sistema sarà una Consulta tecnico-scientifica permanente, incaricata di definire le regole operative e di gestire un severo apparato sanzionatorio per chi tenterà di utilizzare impropriamente il marchio. Dopo i primi tre anni di rodaggio pubblico, il modello punta a diventare totalmente autosostenibile, estendendosi progressivamente a tutte le altre eccellenze dell'agroalimentare sardo.
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