Dal 1° settembre 2025 entra ufficialmente in vigore il tetto massimo del 5% sulle commissioni che le società emettitrici di buoni pasto possono applicare agli esercenti. La misura, già valida per la pubblica amministrazione, si estende ora anche al settore privato, coinvolgendo supermercati, ristoranti, bar e tutti gli esercizi che accettano i ticket come forma di pagamento.
Il provvedimento è contenuto nel disegno di legge sulla concorrenza e punta a riequilibrare il rapporto tra esercenti e società emettitrici. Per i lavoratori non sono previste modifiche dirette, anche se non si escludono conseguenze indirette sul welfare aziendale.
Soddisfatti gli esercenti, preoccupate le società emettitrici
Gli esercenti accolgono positivamente la novità: da tempo chiedevano un contenimento delle commissioni giudicate eccessive, che in alcuni casi superavano il 10%.
Decisamente più critiche le società emettitrici, che parlano di un impatto economico rilevante. Matteo Orlandini, presidente di Anseb (Associazione Nazionale delle Società Emettitrici di Buoni Pasto), ha spiegato che la misura comporterà “costi nascosti che ricadranno direttamente sulle aziende”.
Secondo l’associazione, infatti, le imprese potrebbero ritrovarsi a pagare di più per garantire ai dipendenti lo stesso beneficio, con il rischio di una riduzione dei piani di welfare.
Il meccanismo dei buoni pasto prevede che le società li vendano alle aziende con uno sconto sul valore facciale, recuperando poi i margini grazie alle commissioni sugli esercenti. Con il limite del 5%, gli sconti alle imprese rischiano di diminuire, facendo aumentare i costi complessivi per i datori di lavoro.
I dati diffusi da Anseb sono chiari:
il 39% delle aziende prevede di tagliare altre spese legate alle risorse umane,
il 15% pensa di ridurre il valore dei buoni pasto,
il 13% ipotizza di sostituirli con altri strumenti di sostegno al potere d’acquisto.
Contratti da adeguare entro fine agosto
Tutti i contratti in essere tra esercenti e società emettitrici dovranno essere aggiornati entro il 31 agosto 2025. I buoni già emessi, però, continueranno a essere validi con le vecchie condizioni fino al 31 dicembre 2025.
Dal 1° gennaio 2026, invece, il tetto del 5% diventerà vincolante per tutti i buoni in circolazione.
L’obiettivo dichiarato del legislatore è quello di rendere più sostenibile l’utilizzo dei ticket per gli esercenti. Ma secondo Anseb, la norma rischia di favorire soprattutto la grande distribuzione, riducendo la concorrenza e mettendo in difficoltà gli operatori più piccoli.
In sintesi: la misura rappresenta un sollievo per bar, ristoranti e supermercati, ma apre a nuove incertezze per imprese e dipendenti. Il vero banco di prova arriverà nei prossimi mesi, quando le aziende dovranno decidere se mantenere inalterato il valore dei buoni pasto o rivedere i propri piani di welfare aziendale.