
La Sardegna porta davanti all’Unesco uno dei suoi patrimoni più antichi e identitari. Pozzi Sacri, Tombe dei Giganti e altri luoghi legati alla spiritualità delle comunità protostoriche dell’Isola sono al centro della candidatura italiana che ha avviato a Parigi il primo passaggio verso una possibile iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale.
L’istanza, intitolata “Architettura e spazi di culto, la sacralità della Sardegna protostorica”, è entrata nella fase di valutazione preliminare da parte degli organismi consultivi dell’Unesco. Un passaggio importante, ma che non equivale ancora al riconoscimento: servirà a individuare punti di forza ed eventuali aspetti da approfondire nella successiva preparazione del dossier.
La proposta, promossa dall’associazione Sardegna Terra di Nuraghi e sostenuta dalla Regione, è stata individuata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e dal Ministero della Cultura per proseguire il percorso internazionale. Secondo quanto annunciato dalla Regione, si tratta dell’unica candidatura che l’Italia presenterà all’Unesco per il 2027.
Al centro del progetto c’è una storia lunga oltre mille anni, compresa indicativamente tra il 1800 e l’800 avanti Cristo. Un periodo durante il quale le antiche comunità sarde hanno costruito un patrimonio monumentale straordinariamente diffuso nel territorio. Non soltanto nuraghi, ma anche santuari, sepolture collettive e architetture connesse al culto dell’acqua e alla dimensione religiosa.
Le Tombe dei Giganti rappresentano uno degli elementi più caratteristici di questa eredità: grandi sepolture collettive che testimoniano il rapporto delle comunità con la morte e la memoria. I Pozzi Sacri raccontano invece la centralità dell’acqua nelle pratiche rituali e religiose. Monumenti differenti che, considerati nel loro insieme, restituiscono l’immagine di una civiltà complessa e profondamente legata al paesaggio.
Il percorso verso l’Unesco parte da lontano. L’istanza era già entrata nel 2020 nella Tentative List italiana e negli anni successivi il progetto è stato accompagnato da interventi destinati alla conservazione, alla tutela e all’accessibilità dei siti, oltre che dalla costruzione di una rete capace di collegare i diversi territori interessati.
La candidatura punta infatti oltre il riconoscimento internazionale. L’obiettivo è trasformare l’immenso patrimonio archeologico dell’Isola in una rete culturale capace di rafforzare la conoscenza della Sardegna, favorire la tutela dei monumenti e creare nuove opportunità per i territori e le comunità che li custodiscono.
Ora la parola passa agli organismi internazionali. La valutazione avviata a Parigi rappresenta soltanto l’inizio di un iter ancora articolato, ma porta per la prima volta il sistema dei luoghi sacri della Sardegna protostorica davanti agli esperti chiamati a valutarne il possibile valore universale.
@Redazione Sintony News