
Elon Musk prova a fermare il documentario che racconta la sua vita e la sua scalata ai vertici dell’imprenditoria mondiale. Gli avvocati del miliardario hanno inviato una diffida ai produttori di “Musk”, il film firmato dal premio Oscar Alex Gibney e presentato fuori concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia.
Al centro della contestazione c’è il modo in cui sarebbe stata costruita l’opera. Il legale di Musk, Alex Spiro, sostiene che il regista sarebbe partito da conclusioni già definite, senza condurre un’indagine realmente imparziale e senza sottoporre all’entourage dell’imprenditore il materiale raccolto per una verifica.
Il documentario, frutto di anni di lavoro, ripercorre le diverse tappe della vita pubblica e privata di Musk: dalla crescita di Tesla e SpaceX all’acquisizione di Twitter, poi trasformato in X, passando per l’infanzia difficile, i rapporti familiari, i numerosi figli e il legame con Donald Trump.
A costruire il ritratto contribuiscono documenti, materiale d’archivio e numerose testimonianze. Tra le persone ascoltate figurano la prima moglie Justine Wilson, il padre Errol Musk e altri protagonisti che hanno avuto rapporti personali o professionali con il fondatore di SpaceX.

Nel film trova spazio anche Ashley St. Clair, influencer e commentatrice politica che ha dichiarato di aver avuto un figlio da Musk e che ha successivamente avviato un’azione legale nei suoi confronti. St. Clair ha raccontato inoltre di essere diventata bersaglio di insulti e minacce sui social dopo aver deciso di rendere pubblica la vicenda.
Gibney non nasconde l’impostazione fortemente critica del suo lavoro. Il regista concentra infatti l’attenzione non soltanto sulla figura dell’imprenditore, ma soprattutto sull’enorme potere economico, tecnologico e politico accumulato negli anni da Musk e, più in generale, dai grandi protagonisti della Silicon Valley.
Uno dei temi affrontati riguarda proprio la capacità dei grandi magnati della tecnologia di incidere sul dibattito pubblico e sulla politica. Il documentario guarda anche alle prossime elezioni di Midterm negli Stati Uniti e alla possibilità che Musk possa tornare a giocare un ruolo a sostegno di Trump.
La battaglia, dunque, potrebbe ora spostarsi dalle sale cinematografiche a quelle dei tribunali. Dopo l’accoglienza ricevuta a Venezia, resta da capire quali conseguenze avrà la diffida sulla distribuzione del documentario e se l’iniziativa dei legali di Musk riuscirà effettivamente a ostacolarne l’arrivo nelle sale.
@Redazione Sintony News