
La lunga parentesi di caldo intenso sta arrivando alla conclusione. Da mercoledì 9 settembre l’arrivo di una perturbazione atlantica porterà temporali, instabilità e un netto abbassamento delle temperature, con valori che nel Nord Italia potranno localmente avvicinarsi ai 20 °C.
La Sardegna si prepara così a cambiare volto, ma con una particolarità: mentre l’aria diventerà progressivamente più fresca, il mare resterà ancora mite, con temperature generalmente comprese tra 23 e 25 °C.
È il risultato del calore accumulato dalle acque durante l’estate, che viene rilasciato più lentamente rispetto alla terraferma. Si creerà quindi un contrasto molto evidente tra l’atmosfera, ormai proiettata verso l’autunno, e un Mediterraneo che conserverà ancora caratteristiche tipicamente estive.
Il passaggio verso condizioni più fresche arriva al termine di una stagione eccezionale. L’estate 2026 è stata infatti la più calda mai registrata in Italia dal 1950, superando anche il precedente primato del 2003.
A confermare il dato è l’analisi dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), curata dal ricercatore Lorenzo Arcidiaco.
La temperatura media sull’intero territorio nazionale, calcolata a due metri dal suolo e comprendendo anche le aree montane, ha raggiunto 24,3 °C. Si tratta di un valore superiore di 0,7 °C rispetto ai 23,6 °C del 2003.
Il confronto è particolarmente significativo perché la stagione del 2003 era stata considerata fino a oggi un riferimento difficilmente superabile per l’intensità del caldo in Italia. Il nuovo primato, invece, è stato raggiunto considerando la media dell’intera estate, e non sulla base di singoli picchi, episodi circoscritti o giornate particolarmente torride.
Il riferimento al 1950 non significa che le estati precedenti non possano aver raggiunto temperature superiori. La scelta dipende dalla disponibilità di serie climatiche omogenee e confrontabili.
Le analisi del Cnr-Ibe utilizzano ERA5-Land, l’archivio di rianalisi del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine. La banca dati ricostruisce l’andamento delle variabili sulla superficie terrestre dal 1950, mettendo insieme osservazioni atmosferiche globali e modelli matematici.
Questo permette di ottenere una rappresentazione coerente dell’evoluzione climatica. Quanto più si torna indietro nel tempo, tuttavia, tanto più diminuisce la quantità di dati osservativi disponibili e, di conseguenza, aumenta l’incertezza delle stime.

A contribuire in maniera decisiva al primato è stato soprattutto agosto 2026, quando la temperatura media nazionale ha raggiunto 25,6 °C.
Lo scarto rispetto ai valori di riferimento è stato particolarmente marcato: 5,2 °C in più rispetto alla media di agosto del periodo 1951-1980 e 3,5 °C oltre quella relativa al trentennio 1991-2020.
Anche i precedenti record mensili sono stati superati. Nell’agosto 2024 la temperatura media era arrivata a 24,6 °C, mentre nel 2017 si era fermata a 24 °C.
Per la prima volta, inoltre, luglio e agosto sono risultati consecutivamente i mesi di luglio e agosto più caldi.
Nei primi otto mesi del 2026, circa il 70% del territorio italiano ha registrato anomalie termiche superiori a 1 °C. Per circa il 40% della superficie nazionale, invece, lo scostamento ha superato i 2 °C.
Le zone maggiormente interessate sono state le pianure del Nord-Ovest e le aree dell’Appennino, molte delle quali caratterizzate dalla presenza di coltivazioni agricole.
Le temperature eccezionali hanno raggiunto anche le Alpi, lasciando conseguenze evidenti sui ghiacciai.
Secondo il Museo di Geografia dell’Università di Padova, nel 2026 la Marmolada ha registrato un arretramento medio di 23 metri in corrispondenza dei segnali frontali. Nel 2025 l’arretramento era stato di 8 metri.
Anche l’estensione del ghiacciaio si è ridotta, passando da 92 a 83 ettari.

Il caldo estremo ha interessato anche i grandi centri urbani. A Roma, Firenze e Torino, le ondate di calore risultano sempre più anomale e durature, con temperature elevate che possono protrarsi anche per una settimana consecutiva.
Il quadro tracciato dal Cnr-Ibe mostra quindi una stagione caratterizzata non soltanto da valori termici eccezionali, ma anche dalla persistenza delle condizioni di caldo e dalle conseguenze osservate in contesti diversi: dalle campagne alle montagne, fino alle aree urbane.
Ora, però, lo scenario cambia. L’arrivo della perturbazione atlantica dovrebbe interrompere la fase afosa e favorire il ritorno di condizioni più fresche, accompagnate da precipitazioni e temporali.
In Sardegna, tuttavia, il mare continuerà a raccontare un’altra stagione. Le acque resteranno generalmente sui 23-25 °C, grazie al calore accumulato durante i mesi estivi.
Da una parte ci saranno dunque aria più fresca e temperature in diminuzione; dall’altra, un mare ancora caldo e capace di mantenere valori tipicamente estivi.
È proprio questo contrasto a fotografare il passaggio tra le due stagioni: fuori l’autunno comincia a farsi sentire, mentre il mare della Sardegna conserva ancora il calore dell’estate.
@Redazione Sintony News