
Un trasferimento organizzato nel massimo riserbo ha portato nel carcere di Uta cento detenuti sottoposti al regime del 41 bis. L’operazione, avvenuta venerdì scorso, ha visto l’arrivo in Sardegna di alcuni tra i detenuti considerati più pericolosi, trasferiti dal Lazio con un dispositivo di sicurezza particolarmente imponente.
Il viaggio è iniziato con cinque elicotteri della Guardia di Finanza decollati dall’aeroporto militare di Pomezia e atterrati nello scalo militare di Decimomannu. Da qui i detenuti sono stati accompagnati verso la casa circondariale “Ettore Scalas” di Uta sotto la sorveglianza di un ampio schieramento di forze dell’ordine. Polizia, carabinieri, agenti di custodia, Guardia di Finanza, personale sanitario e ambulanze hanno partecipato all’operazione, mentre un elicottero ha seguito dall’alto il percorso del convoglio.

Il trasferimento porta nell’istituto penitenziario dell’area metropolitana di Cagliari un numero particolarmente elevato di detenuti sottoposti al carcere duro e riaccende il dibattito sulle conseguenze che una simile concentrazione potrebbe avere sul territorio.
A sollevare il caso è stato Mauro Pili, che ha parlato di una scelta dello Stato dalle possibili ricadute sulla sicurezza della Sardegna. Secondo Pili, concentrare nell’Isola un numero così significativo di esponenti della criminalità organizzata potrebbe aumentare il rischio di infiltrazioni nel tessuto economico e sociale sardo. Una preoccupazione legata anche al peso assunto dalle strutture penitenziarie isolane nella gestione dei detenuti al 41 bis: nelle carceri della Sardegna sarebbe infatti ospitato oltre il 30 per cento dei capimafia sottoposti a questo regime in Italia.
L’arrivo dei nuovi detenuti pone inoltre una questione organizzativa e sanitaria. Prima del trasferimento sarebbe stato richiesto alla Asl di Cagliari di predisporre un dispositivo straordinario, con la disponibilità di medici specialisti e personale sanitario per garantire le visite necessarie ai nuovi ingressi.

A preoccupare è anche la situazione complessiva del carcere di Uta. Con l’ingresso dei cento detenuti, la popolazione dell’istituto è destinata ad aumentare sensibilmente rispetto alle circa 760 persone già presenti, con conseguenze sul carico assistenziale, sanitario e sul lavoro del personale penitenziario.
Sul tema è intervenuta anche Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà personale, che da tempo richiama l’attenzione sulle condizioni delle carceri sarde. Tra le principali criticità vengono indicate il sovraffollamento, la carenza di agenti della Polizia penitenziaria e l’insufficienza di medici e operatori sanitari. L’apertura di un reparto particolarmente complesso come quello destinato al 41 bis, secondo la garante, rende ancora più urgente un rafforzamento di personale, risorse e organizzazione.
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