
È trascorso un anno dalla morte di Giorgio Armani, ma la sua presenza continua a essere il punto di riferimento della maison che porta il suo nome. A dodici mesi dalla scomparsa dello stilista, avvenuta il 4 settembre, l’azienda fondata nel 1975 affronta il primo vero passaggio generazionale della propria storia cercando un equilibrio tra continuità e rinnovamento.
A custodire l’eredità creativa di Armani sono soprattutto Leo Dell’Orco, storico compagno e collaboratore dello stilista, alla guida delle collezioni uomo, e la nipote Silvana Armani, responsabile della donna. Entrambi hanno lavorato per decenni accanto al fondatore e nel primo anno senza di lui hanno scelto di non imprimere brusche svolte al marchio, ma di svilupparne gradualmente il linguaggio.
Lo raccontano anche le nuove campagne pubblicitarie, nelle quali alle immagini delle collezioni si affiancano pensieri che richiamano direttamente la filosofia di Armani. Essenzialità, sottrazione, misura e capacità di attraversare il tempo restano le parole chiave di un’estetica diventata riconoscibile in tutto il mondo.
La continuità, tuttavia, non significa immobilismo. Dell’Orco ha sperimentato nuove sfumature e colori cangianti nelle proposte maschili, mentre Silvana Armani ha accentuato la componente femminile delle collezioni donna, lavorando su una sensualità misurata e mai ostentata. Una strada emersa anche nell’ultima proposta Privé presentata a Parigi.
«Stiamo provando a portare avanti il disegno di Giorgio, lui c’è sempre e comunque», avevano spiegato i due direttori creativi dopo gli appuntamenti dello scorso giugno a Palazzo Orsini, nel cuore di Milano, luogo particolarmente legato alla storia personale e professionale dello stilista.
Armani, del resto, aveva preparato con grande attenzione anche il futuro societario del gruppo. Il testamento non si limita infatti alla distribuzione del patrimonio, ma traccia le linee entro cui dovrà muoversi l’azienda. La quota del 99,9% detenuta dallo stilista è stata destinata alla Fondazione Giorgio Armani, mentre l’usufrutto sul 90% è stato attribuito a Dell’Orco, ai tre nipoti e alla sorella Rosanna.
Il piano prevede inoltre la cessione di una prima quota del 15% del capitale entro un anno e mezzo dall’apertura della successione. Tra i potenziali interlocutori indicati in via prioritaria dallo stesso Armani figurano Lvmh, EssilorLuxottica e L’Oréal. La Fondazione, secondo le indicazioni emerse negli ultimi mesi, punterebbe però a gestire senza accelerazioni la scelta del futuro partner e l’operazione potrebbe concretizzarsi non prima del 2027.
Nel frattempo il gruppo deve confrontarsi con una fase complessa per l’intero comparto del lusso. Nel 2025 i ricavi netti consolidati hanno raggiunto 2,192 miliardi di euro, con una diminuzione organica del 2,8% a cambi costanti e del 4,6% a cambi correnti.
A guidare la società sul fronte manageriale è Giuseppe Marsocci, nominato nell’ottobre scorso amministratore delegato e direttore generale dopo 23 anni trascorsi all’interno dell’azienda. Anche nella gestione economica la parola d’ordine resta prudenza: nessuna forzatura, attenzione alla solidità e capacità di adattarsi alle trasformazioni del mercato senza sacrificare l’identità costruita dal fondatore.
A un anno dalla sua morte, intanto, Giorgio Armani continua a vivere anche fuori dalle passerelle. La sua storia diventerà una serie televisiva internazionale diretta da Ferzan Özpetek e approvata dalla maison. Dal primo settembre è inoltre in libreria per Marsilio “Giorgio secondo Armani”, la biografia firmata da Roberta Filippini, per anni firma della moda dell’ANSA.
Moda, impresa e memoria finiscono così per intrecciarsi nel primo anniversario senza “re Giorgio”.
@Redazione Sintony News