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5 Settembre 2026

Gatti liberi, chi li nutre non ne diventa il custode: la Cassazione fa chiarezza

Annullata la condanna a una donna che accudiva alcuni randagi. Dare da mangiare agli animali non comporta automaticamente la responsabilità per i loro comportamenti, ma restano gli obblighi di igiene e il rispetto delle regole comunali
Immagini da pixabay.com

Dare da mangiare a un gatto che vive libero non significa diventarne il proprietario né, automaticamente, il custode. E chi decide volontariamente di occuparsi di una colonia felina non può essere chiamato a rispondere di ogni comportamento degli animali soltanto perché li alimenta.

A stabilirlo è la Corte di cassazione con la sentenza numero 27109 del 17 luglio 2026, decisione riportata all’attenzione in questi giorni dal Gruppo d’Intervento Giuridico, che sul tema ha richiamato anche l’analisi del giurista Gianfranco Amendola.

La vicenda giudiziaria arriva dalla Calabria e prende le mosse dalla condanna inflitta dal Tribunale di Locri a una donna che si prendeva cura di alcuni gatti randagi. La sanzione, un’ammenda da 200 euro, era stata disposta per il reato di getto pericoloso di cose previsto dall’articolo 674 del codice penale.

Secondo il giudice di primo grado, il fatto di nutrire e accudire abitualmente gli animali avrebbe attribuito alla donna una sorta di custodia sugli stessi. Di conseguenza avrebbe dovuto evitare che le deiezioni dei gatti e gli odori conseguenti arrecassero disturbo all’interno del giardino di un’abitazione vicina.

Una ricostruzione che non ha convinto la Cassazione. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna, stabilendo che il fatto non sussiste e fissando un principio importante per chi quotidianamente si occupa degli animali che vivono sul territorio.

I gatti appartenenti a una colonia felina, hanno osservato i giudici, mantengono infatti la propria condizione di animali liberi. Portare loro volontariamente del cibo non significa acquisirne la disponibilità materiale né avere un effettivo potere di controllo sui loro movimenti. Non nasce quindi, per il solo fatto di alimentarli, un obbligo giuridico di impedire i comportamenti degli animali.

Nel caso specifico c’è anche un altro elemento che ha pesato sulla decisione: le deiezioni erano state rinvenute all’interno di un giardino privato di proprietà esclusiva, ritenuto dalla Corte non riconducibile ai luoghi contemplati dalla fattispecie penale contestata.

La pronuncia, tuttavia, non rappresenta un via libera a lasciare cibo e contenitori ovunque. La Cassazione si è occupata anche dell’ordinanza adottata dal Comune di Bovalino per regolamentare l’alimentazione degli animali randagi e non l’ha considerata manifestamente illegittima. Le disposizioni locali prevedevano la possibilità di somministrare alimenti in aree private o in punti pubblici autorizzati, accompagnata dall’obbligo di ripulire immediatamente gli spazi utilizzati.

Resta dunque netta la distinzione tra la responsabilità per ciò che fa autonomamente un gatto libero e quella relativa al comportamento della persona che decide di nutrirlo. Residui di cibo, recipienti abbandonati, sporcizia o mancato rispetto delle ordinanze possono continuare ad avere conseguenze sul piano amministrativo o civile.

È su questo aspetto che insiste anche il Gruppo d’Intervento Giuridico: aiutare e alimentare i gatti liberi è possibile, purché lo si faccia correttamente, utilizzando recipienti adeguati, mantenendo puliti gli spazi e rispettando le norme sulla gestione dei rifiuti.

La protezione delle colonie feline trova peraltro fondamento nella legislazione nazionale. La legge 281 del 1991 tutela i gatti che vivono in libertà dal maltrattamento e prevede la loro sterilizzazione da parte dell’autorità sanitaria e la successiva reimmissione nel gruppo di appartenenza. La normativa riconosce inoltre la possibilità per associazioni ed enti protezionistici di occuparsi delle colonie in collaborazione con i servizi sanitari.

Regole specifiche sono previste anche in Sardegna dalla legge regionale 21 del 1994 e dalle successive disposizioni in materia di randagismo. Anche nell’Isola i gatti liberi devono essere sterilizzati dall’autorità sanitaria competente e successivamente ricollocati nella colonia di provenienza. Ai Comuni spettano invece il censimento e la gestione delle colonie feline, attività che possono essere svolte anche con il contributo di associazioni e cittadini volontari e con la collaborazione dei servizi veterinari.

La sentenza della Cassazione traccia così un confine preciso: prendersi cura di un gatto libero è un gesto volontario che non trasforma automaticamente chi lo compie nel suo custode. Chi distribuisce il cibo resta però responsabile del modo in cui lo fa e del rispetto delle regole poste a tutela dell’igiene e degli spazi condivisi.

 

 

 

@Redazione Sintony News