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3 Settembre 2026

Sardegna, 1.356 reati contro mare e coste: cresce l’abusivismo edilizio, l’Isola è settima in Italia

Il rapporto Mare Monstrum 2026 di Legambiente fotografa le illegalità registrate nel 2025: oltre 4.500 illeciti amministrativi e sanzioni per più di 10 milioni di euro
Immagini da pixabay.com

Un patrimonio naturale tra i più preziosi della Sardegna continua a fare i conti con inquinamento, abusivismo edilizio, pesca illegale e violazioni delle norme sulla navigazione. Nel 2025 sono stati accertati nell’Isola 1.356 reati contro il mare e le coste, un numero che colloca la regione al settimo posto in Italia per illegalità lungo i litorali.  

A fotografare la situazione è Mare Monstrum 2026, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto. E i numeri sardi vanno ben oltre gli illeciti penali: si contano infatti 4.556 violazioni amministrative, terzo dato più alto fra le regioni costiere italiane, con 4.487 sanzioni per un valore complessivo superiore ai 10,2 milioni di euro. Nel corso dell’anno sono stati effettuati quasi 62mila controlli, con 1.603 persone denunciate, due arresti e 131 sequestri.  

Il fronte più critico è quello dell’inquinamento. Sono 539 i reati accertati, che portano la Sardegna al quinto posto nella graduatoria nazionale. Si va dalla gestione illecita dei rifiuti agli scarichi non autorizzati, fino alle carenze nella depurazione. In questo ambito sono state denunciate 799 persone e sono stati effettuati 79 sequestri. Le sanzioni superano complessivamente i 9,5 milioni di euro.  

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ma uno dei dati che maggiormente preoccupano riguarda il cemento illegale. La Sardegna scala infatti cinque posizioni nella classifica nazionale, passando dall’undicesimo al sesto posto, con 358 reati accertati, 349 persone denunciate e 27 sequestri. Abusivismo edilizio e occupazioni irregolari del demanio rappresentano una pressione particolarmente delicata in un territorio caratterizzato da aree costiere di enorme valore ambientale e paesaggistico.  

Altro capitolo è quello della pesca illegale: 252 reati e 375 illeciti amministrativi. Nel corso dei controlli sono state sequestrate oltre 14 tonnellate di prodotto ittico. Fra le operazioni ricordate nel rapporto c’è “Anisakis”, condotta dalla Guardia costiera nei territori di Cagliari, Oristano, Arbatax, Bosa, Carloforte, Sant’Antioco e Portoscuso. I controlli portarono al sequestro di circa 7,5 tonnellate di prodotto irregolare, alle quali si aggiunsero altre 3,5 tonnellate prive della documentazione necessaria sulla tracciabilità individuate in uno stabilimento.  

Nel mirino sono finite anche altre irregolarità: a Cagliari e Quartu sono stati sequestrati prodotti ittici senza tracciabilità, mentre nel porto di Teulada è stato scoperto il trasbordo irregolare di quasi due tonnellate di tonno rosso privo della documentazione europea prevista. Controlli e sequestri hanno riguardato anche il Nord Sardegna.  

A completare il quadro ci sono le violazioni del Codice della navigazione e delle norme sulla nautica da diporto, comprese quelle nelle aree protette: 207 reati, che valgono alla Sardegna il quinto posto nazionale, ai quali si aggiungono 994 illeciti amministrativi.  

Il problema, peraltro, non riguarda soltanto l’Isola. A livello nazionale nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati e 36.322 illeciti amministrativi, per complessive 56.812 violazioni: in media circa 156 al giorno, più di sei ogni ora. Il calo rispetto all’anno precedente, secondo Legambiente, deve essere letto anche alla luce della riduzione dei controlli, diminuiti del 19,8%.  

Per Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna, i dati dimostrano che la tutela del mare non può essere considerata acquisita. L’associazione chiede di rafforzare regole, controlli e sanzioni, con un’attenzione particolare alle aree protette e alla pressione esercitata dalla fruizione turistica.  

Le priorità indicate dagli ambientalisti sono chiare: contrastare gli scarichi illegali, intervenire sulle criticità della depurazione, intensificare la lotta all’abusivismo e alle occupazioni irregolari del demanio e aumentare la protezione della biodiversità marina.

Perché dietro i numeri del rapporto c’è una questione che riguarda direttamente anche l’economia dell’Isola: difendere il mare e le coste significa proteggere uno dei principali patrimoni ambientali, identitari e turistici della Sardegna.

 

 

 

 

@Redazione Sintony News