
La sveglia torna a suonare presto, l’agenda si riempie e, quasi senza accorgersene, si passa dalle giornate scandite da mare, passeggiate e maggiore libertà a traffico, email, appuntamenti e scadenze. Settembre segna per molti la fine delle vacanze e il ritorno alla normalità. Ma insieme alla routine possono comparire stanchezza, irritabilità, poca voglia di ricominciare e una concentrazione che sembra improvvisamente più difficile da ritrovare.
È il cosiddetto “stress da rientro”, spesso indicato anche come post-vacation blues. Non si tratta di una patologia né di una sindrome riconosciuta dalla medicina, ma di una condizione generalmente transitoria legata al passaggio tra due stili di vita molto diversi.
Le vacanze, infatti, possono avere un reale effetto positivo sul benessere psicologico. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 sul Journal of Applied Psychology, basata su 32 studi, ha evidenziato i benefici delle ferie sul benessere dei lavoratori, suggerendo inoltre che i loro effetti positivi potrebbero durare più a lungo di quanto ipotizzato in precedenza. A favorire il recupero sarebbero soprattutto la capacità di staccare mentalmente dal lavoro e l’attività fisica praticata durante il periodo di pausa.

Il problema, dunque, non è semplicemente che “le vacanze sono finite”. A cambiare bruscamente è la quantità di richieste che arrivano al nostro cervello. Durante le ferie diminuiscono generalmente scadenze, decisioni professionali e obblighi, mentre aumenta la possibilità di scegliere come organizzare il proprio tempo.
Con il ritorno al lavoro il processo si inverte: notifiche, posta elettronica accumulata, riunioni e problemi da risolvere richiedono attenzione, memoria, pianificazione e capacità di gestire contemporaneamente numerose informazioni.
Ecco perché nei primi giorni può essere più difficile concentrarsi o si può avere la sensazione di essere meno efficienti. Più che cercare spiegazioni in improvvisi cambiamenti della chimica cerebrale, è utile considerare il brusco aumento del carico cognitivo e la necessità di riabituarsi a ritmi più serrati.
Pretendere di recuperare immediatamente tutto ciò che è rimasto indietro rischia quindi di peggiorare la situazione. Quando possibile, distribuire gli impegni, stabilire delle priorità e concedersi brevi pause può rendere meno traumatico il ritorno.
Anche l’organismo deve adattarsi. Lo stress, di per sé, è una normale risposta fisiologica che permette di mobilitare energie davanti a una richiesta. Diventa problematico quando gli stimoli sono troppi, persistenti o percepiti come superiori alle nostre capacità di affrontarli.

Al rientro possono ripresentarsi tutti insieme sveglia, spostamenti, lavoro, gestione della famiglia e incombenze rimaste sospese. Il risultato può tradursi in tensione muscolare, mal di testa, irritabilità, difficoltà a rilassarsi o nella paradossale sensazione di sentirsi già stanchi pochi giorni dopo essere tornati dalle ferie.
C’è però anche un altro aspetto da non trascurare. Quando il disagio legato al ritorno è particolarmente intenso o tende a prolungarsi, le vacanze finite potrebbero non essere l’unica spiegazione: il rientro può rendere più evidente una situazione di stress lavorativo già presente prima della partenza.
A settembre bisogna fare i conti anche con il sonno. Durante le ferie è facile andare a letto più tardi, svegliarsi senza allarme, mangiare a orari differenti e trascorrere più tempo all’aperto. Poi, improvvisamente, la sveglia torna magari alle 6.30.
Il nostro orologio biologico, però, non si adegua istantaneamente. La distanza tra gli orari dettati dal ritmo naturale dell’organismo e quelli imposti da lavoro e vita sociale viene definita “social jet lag”.
Una revisione sistematica condotta su oltre 92mila adulti ha messo in relazione una maggiore irregolarità degli orari del sonno con esiti di salute meno favorevoli, anche se con livelli di evidenza differenti. Mantenere una certa regolarità tra l’ora in cui si va a dormire e quella del risveglio può dunque aiutare.

Quando è possibile, il ritorno agli orari abituali dovrebbe cominciare già negli ultimi giorni di vacanza, anticipando gradualmente il momento di andare a letto e quello della sveglia. Anche esporsi alla luce naturale nelle prime ore della giornata aiuta il sistema circadiano a ritrovare il proprio ritmo.
C’è infine una componente psicologica. Le ferie vengono associate a libertà, novità, relazioni, esperienze piacevoli e possibilità di decidere maggiormente come utilizzare il proprio tempo. Il lavoro riporta invece orari e responsabilità.
E la memoria può accentuare il contrasto: con il passare dei giorni la vacanza tende a essere ricordata attraverso i momenti migliori, diventando quasi il simbolo di un periodo senza problemi. Rispetto al mare, alle cene con gli amici e alle giornate senza sveglia, qualsiasi lunedì mattina rischia di partire sconfitto.
Quella nostalgia, tuttavia, può contenere un’indicazione utile. Se delle ferie ci mancano soprattutto il tempo trascorso all’aperto, il movimento, un sonno migliore, le persone care o la possibilità di non essere costantemente raggiungibili, forse alcune di quelle abitudini possono trovare spazio anche nella vita quotidiana.

Il rischio di settembre è voler ripartire facendo tutto insieme: lavoro a pieno ritmo, dieta rigorosa, palestra, nuovi progetti e agenda già completamente occupata. Una strategia che può trasformare rapidamente l’entusiasmo della ripartenza in ulteriore stanchezza.
Meglio ricostruire progressivamente la regolarità, partendo dal sonno, da pasti equilibrati, dall’attività fisica e da momenti nei quali rallentare. Non servono diete “detox” per cancellare gli eccessi delle ferie: è sufficiente tornare a un’alimentazione varia e regolare, con frutta, verdura, cereali integrali, legumi e adeguate fonti proteiche.
E soprattutto non bisognerebbe lasciare tutto il benessere in valigia. Una passeggiata dopo cena, qualche ora senza telefono, più tempo all’aria aperta o un fine settimana meno frenetico possono diventare piccoli pezzi di vacanza da conservare durante l’anno.
Perché forse il modo migliore per combattere lo stress da rientro non è riuscire a tornare il più velocemente possibile alla vita di prima, ma costruire una quotidianità nella quale non sia necessario aspettare le prossime ferie per riuscire davvero a rallentare.
@Redazione Sintony News