
Mancano ormai soltato un giorno alla possibile nuova impennata dei prezzi di benzina e gasolio. Alla scadenza dell’attuale riduzione delle accise, prevista alla mezzanotte di mercoledì 26 agosto, il costo dei carburanti potrebbe aumentare di quasi 20 centesimi al litro. Il governo ha infatti posticipato di 48 ore il termine inizialmente fissato alla mezzanotte di lunedì 24 agosto, attraverso il decreto interministeriale firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
Ora l’interrogativo principale per l’esecutivo riguarda ciò che accadrà dopo il 26 agosto. L’obiettivo è scongiurare un incremento dei prezzi proprio durante il fine settimana del controesodo estivo, quando sulle strade e sulle autostrade italiane è previsto un traffico particolarmente intenso.
Per il momento è stata disposta una proroga estremamente breve della riduzione delle accise, valida fino a mercoledì. Il provvedimento lascia però scoperto il fine settimana caratterizzato dal cosiddetto bollino rosso per il rientro dalle vacanze. Per questo motivo, a Palazzo Chigi si stanno valutando soluzioni di maggiore durata.

Secondo i dati dell’osservatorio del ministero delle Imprese, sulla rete autostradale il prezzo medio praticato al self service è attualmente di 2,13 euro al litro per il diesel e di 2,010 euro per la benzina.
Qualora, alla scadenza dell’agevolazione, si verificasse l’aumento previsto di circa 17 centesimi al litro, l’impatto sulle famiglie sarebbe significativo. Per un rifornimento di 50 litri, infatti, la maggiore spesa arriverebbe a sfiorare i 10 euro.
L’esecutivo punta quindi a evitare questo scenario e sta prendendo in considerazione un ulteriore provvedimento. Prima di procedere, tuttavia, sarà necessario individuare le risorse finanziarie indispensabili per sostenerlo.
La questione più urgente da risolvere riguarda proprio la disponibilità dei fondi. La proroga di due giorni viene finanziata, come stabilito dal decreto, attraverso il meccanismo delle “accise mobili”.
In sostanza, almeno una parte delle risorse necessarie deriva dal maggiore gettito Iva registrato nel mese di luglio, generato dall’aumento delle quotazioni dei carburanti. Questo extragettito, tuttavia, non sarebbe sufficiente a finanziare una misura destinata a protrarsi nel tempo.
Per estendere la riduzione delle accise fino all’inizio di settembre, il governo dovrebbe quindi riunire nuovamente il Consiglio dei ministri e approvare un nuovo decreto legge. Contestualmente, dovrebbe individuare le coperture necessarie: si parla di decine di milioni di euro, ma con maggiore probabilità di alcune centinaia di milioni.

Una situazione analoga si era già verificata con il provvedimento del 4 agosto, quando l’esecutivo aveva fatto ricorso a consistenti riduzioni delle spese ministeriali per reperire le risorse necessarie.
Nel frattempo, il caro carburanti è tornato al centro dell’attenzione anche a livello europeo. L’Italia sarebbe infatti tra i sei Paesi dell’Unione europea ad aver proposto l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, che stanno registrando guadagni particolarmente elevati dall’inizio della crisi in Medio Oriente, quando i prezzi hanno subito una forte accelerazione.
Oltre al ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti, la proposta sarebbe stata sottoscritta anche dai suoi omologhi di Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna.
L’iniziativa è stata formalizzata attraverso una lettera congiunta indirizzata al ministro delle Finanze irlandese, in quanto rappresentante del Paese che detiene la presidenza di turno dell’Unione europea.
Una misura di questo tipo potrebbe essere affrontata nella prima riunione utile dei ministri delle Finanze dell’Ue, prevista per il prossimo mese.
@Redazione Sintony News