
Una nuova ricerca di Changes Unipol, realizzata in collaborazione con Ipsos, tratteggia un quadro di pessimismo intergenerazionale che grava sulla percezione del futuro degli italiani e, in particolare, sul sistema welfare del Paese: a Cagliari il 72% del campione analizzato ritiene infatti che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale.
La preoccupazione per il loro futuro nasce dalla percezione di fragilità economica del presente: il 66% del campione ritiene, infatti, che lo Stato non sarà più in grado di garantire le pensioni del futuro. Un’incertezza che è dovuta anzitutto dall’attuale debito pubblico (49%), dalla precarizzazione del lavoro con bassi salari (45%) e dall'invecchiamento della popolazione dovuto anche al calo delle nascite (36%) insieme all’alto tasso di disoccupazione giovanile (36%). Solo il 6% degli intervistati crede che i più giovani beneficeranno un giorno di un trattamento pensionistico equo.
I cittadini del capoluogo sardo individuano nel mancato ricambio generazionale sul posto di lavoro una delle principali criticità: quasi 9 su 10 chiedono alle aziende di favorire la crescita professionale dei giovani e l’82% ritiene che chi è in età da pensione dovrebbe fare spazio alle nuove generazioni. Ma i giovani sono disposti a fare la “gavetta” e mettersi in gioco per crescere professionalmente? solo poco più della metà dei cittadini di Cagliari (56%) ritiene che siano intenzionati a intraprendere questo percorso.

Secondo i Cagliaritani il principale ostacolo alla natalità è rappresentato dalle difficoltà economiche, indicate dal 60% degli intervistati, un dato superiore rispetto alle altre città italiane. A pesare sono anche l’incertezza per il futuro (39%), legata a guerre e crisi climatica, la mancanza di servizi e supporti alle famiglie (39%) e la difficoltà di conciliare lavoro e vita privata (36%). La precarietà lavorativa si conferma quindi un elemento critico su due fronti: oggi limita la scelta di avere figli e domani rischia di indebolire la sostenibilità del sistema pensionistico.
Tra gli elementi che potrebbero influenzare la scelta di avere figli, i cittadini indicano innanzitutto la stabilità lavorativa: l’88% considera la stabilità del contratto di lavoro come determinante per la scelta di mettere su famiglia. Nell’isola assumono un ruolo centrale anche il potenziamento dei congedi parentali per entrambi i genitori (83%) seguiti da servizi pubblici gratuiti o a costo ridotto, quali asili nido e mense scolastiche (85%).
Il pessimismo verso lo Stato non nasce da un'insofferenza generica verso il pubblico, ma segue un'evidente gerarchia di fiducia: riguarda anche il futuro di altri servizi, con intensità diverse. A Cagliari il timore più grande riguarda l'assistenza a lungo termine per anziani e persone non autosufficienti: il 69% dei cittadini ritiene che non sarà garantito nei prossimi anni, mentre solo il 29% pensa che resterà un servizio ancora attivo e disponibile.

Inoltre, i cagliaritani sono i più preoccupati d’Italia per il destino del Sistema sanitario nazionale: il 64% dei cittadini teme che non sarà più garantito, solo il 32% crede che sarà un servizio ancora attivo. Nel capoluogo sardo anche il futuro dell’istruzione pubblica suscita preoccupazione: solo il 47% pensa che continuerà a essere assicurata. Un dato in controtendenza rispetto al resto d’Italia, dove prevale invece la fiducia nella continuità del servizio scolastico pubblico (59% media nazionale).
Se le pensioni e l'assistenza agli anziani sono le grandi incognite del welfare di domani, c'è un fronte in cui il presente sta già mettendo alla prova le famiglie: quasi 1 cagliaritano su tre (29%) è oggi coinvolto direttamente o indirettamente nell'assistenza a un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità.
Quasi 8 caregiver su 10 (74%) lamentano stress e problemi di salute psicofisico e, 7 su 10 (70%) vedono compromesse le proprie relazioni sociali e il tempo libero. Di fronte a una difficoltà percepita come così ampia, i cittadini di Cagliari individuano nel sostegno economico diretto la principale risposta necessaria (44%). Seguono il potenziamento dell’assistenza domiciliare pubblica (38%) e l’introduzione di agevolazioni fiscali per le spese di assistenza e per l’assunzione di badanti (36%).
@Redazione Sintony News