
Da “Lascia o raddoppia?” a “Rischiatutto”, fino alla televisione commerciale: il conduttore moriva l’8 settembre 2009. A Sanremo ingresso gratuito alla mostra allestita all’Ariston, mentre Rai Storia ripercorre la sua straordinaria carriera
Sono trascorsi diciassette anni da quell’8 settembre 2009 in cui l’Italia salutò Mike Bongiorno. Aveva 85 anni quando morì improvvisamente a Monte Carlo, lasciando un vuoto enorme nella televisione italiana. Ma soprattutto lasciando dietro di sé oltre mezzo secolo di storia del piccolo schermo, al punto che raccontare la sua carriera significa inevitabilmente raccontare anche un pezzo della trasformazione sociale e culturale del Paese.
Nato a New York il 26 maggio 1924, Michael Nicholas Salvatore Bongiorno arrivò davanti alle telecamere quando la televisione italiana muoveva praticamente i primi passi. Dopo le esperienze nel giornalismo e nella radio, entrò nell’universo Rai e diventò rapidamente uno dei volti più riconoscibili del nuovo mezzo di comunicazione.
Il grande successo arrivò con Lascia o raddoppia?, il quiz che dalla metà degli anni Cinquanta contribuì a trasformare la televisione in un appuntamento collettivo. Poi Campanile sera, Rischiatutto e tanti altri programmi che entrarono nell’immaginario degli italiani.
Mike aveva costruito un linguaggio tutto suo: semplice, immediato, a volte involontariamente comico, capace di attraversare generazioni e classi sociali. E soprattutto aveva una parola diventata inseparabile dal suo nome: «Allegria!».
La sua storia personale, però, era stata molto più avventurosa di quanto il sorriso televisivo lasciasse immaginare. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza come staffetta partigiana, venne arrestato e rinchiuso anche nel carcere milanese di San Vittore. Dopo la guerra tornò negli Stati Uniti, prima di rientrare in Italia e legare definitivamente il proprio destino alla nascente televisione.
Bongiorno fu protagonista anche della rivoluzione della tv commerciale. Dopo aver contribuito alla costruzione della televisione pubblica, divenne uno dei simboli delle reti private di Silvio Berlusconi, portando con sé esperienza, popolarità e soprattutto una capacità quasi unica di parlare direttamente al pubblico.

A diciassette anni dalla morte il suo ricordo resta vivo. Proprio oggi, martedì 8 settembre, Sanremo gli rende omaggio aprendo gratuitamente per l’intera giornata la mostra “Mike Bongiorno. L’uomo, il mito”, ospitata nella Sala Incontri del Teatro Ariston.
L’esposizione, inaugurata il 23 maggio e curata dal figlio Nicolò Bongiorno, presidente della Fondazione Mike Bongiorno, raccoglie fotografie, documenti, oggetti personali, memorabilia e materiali audiovisivi, ricostruendo oltre cinquant’anni di carriera. Grande spazio è riservato anche al rapporto con Sanremo: Mike ha infatti condotto il Festival della canzone italiana per undici edizioni.
Il successo ottenuto dalla mostra ha convinto il Teatro Ariston, la famiglia e la Fondazione a prorogarne l’apertura: inizialmente destinata a concludersi a settembre, resterà visitabile fino al 18 dicembre 2026.
Anche la Rai continua a custodire la memoria del presentatore. Rai Cultura gli dedica uno speciale permanente e Rai Storia propone “Italiani. Mike Bongiorno”, il documentario che ripercorre la sua vita, dall’esperienza della guerra agli esordi televisivi, fino ai grandi quiz e al passaggio alla tv commerciale, con testimonianze della moglie Daniela e del figlio Nicolò.
Diciassette anni dopo, insomma, Mike Bongiorno continua a essere molto più di un volto della televisione del passato. È stato uno dei protagonisti della nascita della tv italiana, ha accompagnato il Paese dal dopoguerra all’era delle emittenti commerciali e ha trasformato il quiz in un rito familiare.
E quella parola pronunciata per decenni davanti alle telecamere resta probabilmente il modo più immediato per ricordarlo: «Allegria!».
@Redazione Sintony News