
Donald Trump annuncia quella che definisce una svolta senza precedenti nel conflitto israelo-palestinese. Il presidente degli Stati Uniti ha reso noto di aver raggiunto un accordo per il disarmo completo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni armate presenti nella Striscia di Gaza, descrivendolo come un passaggio decisivo verso una pace stabile nella regione.
Secondo il piano illustrato dal presidente americano, il disarmo avverrà attraverso fasi successive. Al termine del processo, le forze israeliane lasceranno progressivamente la Striscia, mentre una forza internazionale di stabilizzazione affiancherà una nuova polizia palestinese per garantire la sicurezza del territorio. L’obiettivo finale è affidare il governo di Gaza a una nuova amministrazione palestinese che collabori con il cosiddetto “Board of Peace”, assicurando al tempo stesso che l’enclave non venga più utilizzata come base per attacchi contro Israele.
Trump ha definito l’intesa una tappa fondamentale nell’attuazione del suo “Piano in 20 punti”, ricordando come solo un anno fa la regione fosse nel pieno della guerra, della crisi umanitaria e della drammatica vicenda degli ostaggi. Nel suo messaggio ha inoltre ringraziato i mediatori internazionali, in particolare Egitto, Qatar e Turchia, oltre al team negoziale statunitense che ha seguito le trattative.
Poco dopo l’annuncio della Casa Bianca, anche Hamas ha confermato, attraverso propri rappresentanti, il raggiungimento dell’accordo relativo alla seconda fase della tregua, che comprende il disarmo del movimento islamista.
Sul fronte diplomatico emergono intanto nuovi retroscena. Secondo fonti statunitensi citate dai media israeliani e americani, l’Iran avrebbe cercato fino all’ultimo di convincere Hamas a non sottoscrivere l’intesa. Durante una recente visita a Teheran, una delegazione del movimento avrebbe incontrato esponenti delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, che avrebbero invitato il gruppo a prendere tempo e a non firmare.
Gli Stati Uniti sostengono però che Hamas abbia deciso di procedere comunque, ritenendo l’accordo la soluzione più favorevole nelle attuali condizioni. Tra gli elementi che avrebbero favorito il via libera ci sarebbe anche la proposta di amnistia destinata ai membri del movimento disposti a consegnare le armi e ad aderire al piano di pace promosso dall’amministrazione americana.
Se attuato integralmente, l’accordo potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più significativi dall’inizio del conflitto scoppiato dopo gli attacchi del 7 ottobre, aprendo una nuova fase politica e di sicurezza per la Striscia di Gaza.
@Redazione Sintony News