
L'Italia si prepara a definire le regole sull'utilizzo del riconoscimento facciale da parte delle forze dell'ordine, ma il percorso legislativo è già al centro di un acceso dibattito. Il decreto attualmente all'esame delle Commissioni parlamentari punta ad adeguare la normativa nazionale all'AI Act europeo, introducendo nuovi strumenti tecnologici per le indagini e la sicurezza pubblica. A preoccupare, però, sono le possibili ricadute sulla tutela della privacy.
Il provvedimento dovrà ricevere il parere del Parlamento prima di tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri, che avrà tempo fino al 10 ottobre per l'approvazione definitiva.
A differenza di quanto si possa immaginare, questi sistemi non confrontano semplicemente due fotografie. I software analizzano le caratteristiche del volto – come la distanza tra gli occhi, la forma del viso o la posizione degli zigomi – trasformandole in una sequenza numerica, una sorta di "impronta biometrica".

Successivamente il sistema confronta questi dati con quelli presenti negli archivi disponibili, individuando i volti più simili e attribuendo una percentuale di compatibilità. Non si tratta quindi di un'identificazione automatica, ma di uno strumento che restringe il numero dei possibili soggetti da verificare.
Il testo del decreto prevede che il riconoscimento facciale in tempo reale possa essere impiegato soltanto in situazioni eccezionali, come la prevenzione di gravi minacce alla sicurezza, il rischio di attentati terroristici o la ricerca di persone scomparse e vittime di sequestri.
L'attivazione del sistema richiederà l'autorizzazione del pubblico ministero, sulla base di una richiesta motivata delle forze dell'ordine. Nei casi di particolare urgenza la procedura potrà partire immediatamente, ma dovrà essere convalidata entro tempi molto stretti; in caso contrario, i dati raccolti dovranno essere eliminati.
Uno dei punti più controversi riguarda invece l'utilizzo dell'intelligenza artificiale sulle telecamere di videosorveglianza già installate.
![]()
Il decreto consente di attivare il riconoscimento facciale dopo la commissione di un reato per identificare persone già sospettate. Tuttavia, una delle disposizioni più discusse permetterebbe di raccogliere e conservare per sette giorni i dati biometrici delle persone presenti in luoghi o eventi considerati sensibili per l'ordine pubblico, come piazze, manifestazioni o stadi.
Secondo il Governo, la semplice raccolta delle immagini sarebbe distinta dalla successiva identificazione, che scatterebbe solo in presenza di un reato. Una distinzione che, però, non convince tutti.
Pur esprimendo un orientamento favorevole sul decreto, il Garante per la protezione dei dati personali ha chiesto modifiche per chiarire che l'analisi biometrica non possa essere effettuata automaticamente su tutte le persone riprese dalle telecamere.
L'Autorità ritiene inoltre troppo generica la definizione dei luoghi in cui il sistema potrebbe essere utilizzato, evidenziando il rischio di una sorveglianza preventiva su larga scala.
Perplessità analoghe arrivano anche dalla Commissione Europea, secondo cui l'AI Act vieta l'impiego del riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili ai cittadini come strumento di controllo generalizzato, consentendolo solo in casi eccezionali e per ricerche mirate di persone sospettate o condannate.
Il tema non riguarda soltanto l'Italia. Diversi Paesi stanno cercando un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.
La Svezia ha già autorizzato l'impiego del riconoscimento facciale in tempo reale, ma esclusivamente per casi particolarmente gravi e con il via libera dell'autorità giudiziaria. In Germania si discute una riforma che limiterebbe i confronti biometrici a elenchi di sospettati già individuati, mentre la Francia ha scelto un approccio differente, consentendo algoritmi per rilevare comportamenti anomali senza identificare direttamente le persone.
Il dibattito italiano resta quindi aperto. Da una parte c'è l'esigenza di fornire alle forze dell'ordine strumenti sempre più efficaci per contrastare criminalità e terrorismo; dall'altra, la necessità di garantire che l'uso dell'intelligenza artificiale non comprometta il diritto alla riservatezza e alle libertà individuali.
@Redazione Sintony News