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24 Luglio 2026

Commercio, in sette anni spariscono 96 mila negozi: cresce il fatturato ma si svuotano le città

Il rapporto Confcommercio fotografa un settore in trasformazione: meno punti vendita, boom di e-commerce e discount. Preoccupa la perdita dei negozi di quartiere e delle attività culturali

Il commercio italiano cambia volto. Se da un lato il settore continua a crescere sotto il profilo economico, dall'altro registra una progressiva riduzione della presenza sul territorio. È il quadro che emerge dall'ultimo rapporto di Confcommercio sul commercio in Italia, che evidenzia come tra il 2018 e il 2025 abbiano chiuso quasi 96 mila esercizi al dettaglio.

In sette anni il numero complessivo dei negozi è infatti sceso da oltre 666 mila a poco più di 570 mila, con una contrazione del 14,4%. Un dato che conferma la profonda trasformazione in atto nel settore distributivo italiano.

A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le attività di prossimità e le imprese di piccole dimensioni, storicamente radicate nei quartieri.

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Il calo più marcato riguarda il commercio ambulante, che registra una flessione superiore al 27%, seguito dai piccoli negozi alimentari, in diminuzione di quasi il 18%. In forte difficoltà anche gli esercizi dedicati ai consumi culturali e ricreativi, come librerie, edicole, cartolerie e negozi di articoli musicali, che perdono oltre un quinto delle attività.

Secondo Confcommercio, questa evoluzione rischia di impoverire il tessuto urbano, poiché questi esercizi svolgono non solo una funzione economica, ma rappresentano anche importanti punti di aggregazione sociale.

Se il numero dei negozi diminuisce, il giro d'affari del commercio continua invece ad aumentare.

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Tra il 2018 e il 2025 il fatturato complessivo del settore è salito da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, con una crescita del 25,7%. In aumento anche il fatturato medio per addetto, che passa da 172 mila a 220 mila euro.

Tra i comparti più dinamici spiccano i discount alimentari, che più che raddoppiano il proprio volume d'affari con un incremento superiore al 100%, e l'e-commerce, sempre più centrale nelle abitudini di acquisto degli italiani.

Più in difficoltà risultano invece gli ipermercati e il commercio ambulante, entrambi in calo.

Il rapporto evidenzia come le famiglie siano sempre più attente al risparmio e orientate verso formule d'acquisto convenienti, favorendo l'espansione dei discount.

Parallelamente cresce il peso del digitale, soprattutto nei consumi culturali. L'affermazione delle piattaforme di streaming e dei servizi online contribuisce infatti alla riduzione delle attività tradizionali legate alla vendita di libri, giornali, musica e prodotti ricreativi.

In un contesto caratterizzato da numerose chiusure, le farmacie rappresentano una delle poche eccezioni positive.

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Il loro numero continua infatti ad aumentare, sostenuto dalla domanda costante di prodotti sanitari e dall'ampliamento dei servizi dedicati alla salute e al benessere dei cittadini.

La diminuzione dei punti vendita non si traduce automaticamente in una perdita proporzionale di posti di lavoro.

Secondo Confcommercio, il numero complessivo degli addetti registra una lieve flessione, pari all'1,8%, mentre supermercati e grandi superfici segnano un incremento occupazionale dell'8,3%.

Anche alcuni comparti specializzati, come abbigliamento, calzature e gioielleria, mostrano una crescita degli occupati nonostante la riduzione del numero complessivo dei negozi, segno di un settore sempre più orientato verso modelli organizzativi più strutturati ed efficienti.

 

 

@Redazione Sintony News