
La Sardegna è tra le regioni italiane con il maggior numero di vittime per annegamento. Nel biennio 2024-2025 nell’Isola sono stati registrati 41 decessi tra mare, acque interne e piscine, pari al 6,8% del totale nazionale. Un bilancio pesante che riporta al centro il tema della sicurezza proprio nel pieno della stagione estiva, quando sulle coste sarde si moltiplicano gli interventi di soccorso e, troppo spesso, le tragedie.
A fotografare il fenomeno è il report dell’Osservatorio del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità, diffuso in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, proclamata dalle Nazioni Unite per il 25 luglio.
Nel biennio preso in esame in Italia sono stati registrati complessivamente 604 annegamenti fatali: il 46,8% è avvenuto in mare, il 46,2% nelle acque interne e il 6,2% nelle piscine.
In termini assoluti, la Lombardia presenta il bilancio più grave, con 90 casi, seguita dal Veneto con 73 e dalla Toscana con 52. Seguono Lazio con 51 vittime e, tutte con 41 decessi, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'Emilia-Romagna ne registra invece 37.
Numeri particolarmente significativi per un'Isola come la Sardegna, caratterizzata da migliaia di chilometri di coste e da una fortissima frequentazione delle spiagge durante i mesi estivi.
Il problema, tuttavia, è nazionale e strutturale. In Italia si contano mediamente circa 300 morti per annegamento ogni anno, un dato che rimane sostanzialmente stabile da oltre un decennio.
Il profilo delle vittime mostra una forte prevalenza maschile: circa otto persone annegate su dieci sono uomini. Il 30% ha più di 65 anni, mentre il 23% è costituito da giovani fino ai 24 anni.

Tra le cause emerge soprattutto il malore in acqua, associato al 44,9% degli episodi, un rischio particolarmente rilevante per gli anziani. Seguono le cadute, con il 27,1%, oltre agli incidenti legati alle condizioni meteorologiche, alle correnti di ritorno e a comportamenti imprudenti.
Particolare attenzione viene riservata anche ai bambini. A livello mondiale sono proprio i più piccoli tra le categorie maggiormente esposte, mentre nelle piscine gli incidenti interessano in modo particolare la fascia tra zero e 14 anni.
Sui litorali marini molti degli annegamenti si verificano nelle spiagge libere, dove possono mancare assistenza continuativa e adeguati sistemi di segnalazione dei pericoli.
Tra le misure indicate dagli esperti figurano quindi il rafforzamento della sorveglianza, una cartellonistica più chiara e uniforme e campagne informative rivolte sia ai residenti sia ai turisti. Dal 2025 per i litorali marini e i grandi laghi è previsto un periodo obbligatorio per il servizio di salvataggio, da metà maggio a metà settembre, insieme a indicazioni uniformi per la segnaletica.
Più complessa la situazione delle acque interne, dove il numero delle vittime è quasi equivalente a quello registrato in mare nonostante una frequentazione decisamente inferiore. Fiumi e laghi presentano pericoli specifici, dalle correnti alle basse temperature dell'acqua fino agli argini instabili.

Nelle piscine la prevenzione passa soprattutto dalla sorveglianza costante dei bambini, dalla presenza di barriere e sistemi di protezione e dalla formazione del personale addetto al salvataggio. Il quadro normativo rimane però frammentato a livello regionale, mentre le piscine domestiche rappresentano uno degli ambiti più delicati.
Un capitolo specifico riguarda inoltre gli incidenti provocati dai tuffi in acque sconosciute o poco profonde. Le conseguenze possono essere gravissime, comprese lesioni permanenti alla colonna vertebrale, e le vittime sono soprattutto giovani uomini.
Nel mondo gli annegamenti provocano oltre 300 mila morti ogni anno e più del 90% dei decessi avviene nei Paesi a basso e medio reddito. L'obiettivo internazionale è ridurre il fenomeno del 35% entro il 2035.
Per l'Italia, che conta oltre 8 mila chilometri di coste e più di 5.500 aree destinate alla balneazione, la prevenzione passa da regole più omogenee, controlli, assistenti bagnanti, informazione e maggiore consapevolezza individuale.
Sorvegliare sempre i bambini, rispettare la bandiera rossa, evitare di entrare in acqua in condizioni meteo-marine difficili e non tuffarsi in zone di cui non si conoscono profondità e fondale restano comportamenti essenziali. Per gli anziani, soprattutto in presenza di patologie o nelle giornate di caldo intenso, è fondamentale prestare particolare attenzione al rischio di malori in acqua.
@Redazione Sintony News