
A due mesi dalla condanna, sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Assise di Parma ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e 3 mesi di reclusione per l’omicidio premeditato e l’occultamento del cadavere del figlio nato il 7 agosto 2024.
Nelle oltre cento pagine depositate dai giudici emerge una ricostruzione netta della vicenda. Secondo la Corte, la giovane di Traversetolo, pur mostrando tratti di fragilità e immaturità personale, avrebbe agito con piena consapevolezza delle proprie azioni, mantenendo fino all’ultimo la volontà di nascondere quanto accaduto.
Per i magistrati, l’imputata avrebbe posto in essere una serie di comportamenti omissivi che dimostrerebbero l’intenzione di portare avanti la gravidanza senza informare nessuno e di intervenire successivamente sul neonato. Nelle motivazioni si legge che la ragazza avrebbe mantenuto una linea di condotta costante, evitando che familiari e conoscenti scoprissero la gravidanza fino a quando gli accertamenti investigativi non hanno portato alla luce elementi ritenuti incontrovertibili.
La ricostruzione dei giudici
La Corte ha ritenuto provato che la morte del neonato sia stata causata dal taglio del cordone ombelicale senza le necessarie procedure sanitarie e dalla successiva omissione di soccorso. Il bambino, al quale in seguito sono stati attribuiti il nome Angelo Federico e il cognome del padre, sarebbe quindi deceduto poco dopo il parto.
Secondo i giudici, le condotte tenute dalla giovane durante la gravidanza e nelle ore successive alla nascita rappresentano elementi che confermerebbero una precisa volontà di gestire da sola l’intera vicenda, senza coinvolgere altre persone o richiedere assistenza medica.
Respinta la tesi del diniego di gravidanza
Nelle motivazioni viene inoltre esclusa l’ipotesi del cosiddetto “diniego di gravidanza”, sostenuta dalla difesa. Per la Corte non emergono elementi che possano far pensare a una mancata consapevolezza dello stato di gravidanza o a una percezione incerta dello stesso.
I giudici evidenziano come tale versione non sia mai stata riferita dall’imputata durante le indagini e non abbia trovato conferme nei racconti raccolti da parenti e amici. A sostegno della propria valutazione, la Corte richiama anche le numerose ricerche effettuate online dalla giovane nel corso della gravidanza, considerate indicative della piena conoscenza del proprio stato e dell’evoluzione della gestazione.
Assoluzione per il primo neonato
Diversa la decisione relativa alla morte del primo figlio, nato nel maggio 2023. Su questo episodio Chiara Petrolini è stata assolta dall’accusa di omicidio perché, secondo i giudici, non è stato possibile accertare oltre ogni ragionevole dubbio che il neonato sia nato vivo e abbia vissuto, anche solo per un breve periodo.
La Corte sottolinea che mancano elementi sufficienti per stabilire un nesso certo tra le condotte contestate e il decesso del bambino. Pur rilevando comportamenti che potrebbero indicare la volontà di non portare a termine la maternità, i giudici hanno ritenuto insufficiente il quadro probatorio per affermare la responsabilità penale dell’imputata in relazione a quel primo episodio.
Con il deposito delle motivazioni prende ora forma in modo dettagliato il percorso argomentativo che ha portato alla condanna della giovane per il secondo caso e all’assoluzione per il primo
@Redazione Sinotny News