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20 Giugno 2026

Trump e il culto del potere: il presidente si paragona ai grandi conquistatori della storia

Trump avrebbe manifestato la convinzione di esercitare un’influenza persino superiore a quella attribuita a figure come Giulio Cesare, Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte

Donald Trump continua a rafforzare l’immagine di leader assoluto che da anni accompagna la sua carriera politica. Ma oggi il presidente degli Stati Uniti sembra spingersi oltre il tradizionale confronto con i grandi protagonisti della storia americana, arrivando a collocarsi idealmente accanto ai più celebri conquistatori e uomini forti che hanno segnato i secoli.

Secondo quanto riportato nel libro Regime Change, Trump avrebbe manifestato la convinzione di esercitare un’influenza persino superiore a quella attribuita a figure come Giulio Cesare, Alessandro Magno, Napoleone Bonaparte, Attila, Gengis Khan e ad alcuni dei dittatori più controversi del Novecento. Un’idea che il presidente non nasconde e che avrebbe ribadito pubblicamente anche dopo le tensioni con l’Iran, sostenendo di essere una delle persone più temute al mondo e di disporre di un’autorità senza precedenti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A rafforzare questa percezione contribuirebbe un episodio raccontato dagli autori del volume. Durante un colloquio con i giornalisti Maggie Haberman e Jonathan Swan del New York Times, Trump avrebbe mostrato un documento ricevuto da uno storico. Nel testo si sosteneva che il presidente americano disponesse di un potere più esteso rispetto a quello esercitato dai grandi condottieri del passato, poiché la sua influenza si svilupperebbe su scala globale e non limitata a specifici territori o imperi.

L’esaltazione del proprio ruolo non rappresenta tuttavia una novità nella biografia del tycoon. Già negli anni trascorsi come imprenditore e personaggio mediatico a New York, Trump aveva costruito gran parte della sua immagine pubblica sulla centralità della propria figura. Se in passato amava accostarsi simbolicamente a presidenti come George Washington o Abraham Lincoln, oggi il paragone si estende a leader che hanno segnato intere epoche della storia mondiale.

Questa impostazione emerge anche nei rapporti con gli altri protagonisti della politica internazionale. Secondo diverse testimonianze riportate nel libro, durante incontri con i leader mondiali Trump avrebbe sottolineato con forza il proprio ruolo di comando, rivendicando una posizione dominante sia negli equilibri internazionali sia all’interno del Partito Repubblicano. Un atteggiamento che si traduce spesso in una gestione fortemente personalistica del potere e in una scarsa tolleranza verso le critiche provenienti dai suoi stessi alleati.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Nonostante la retorica dell’uomo solo al comando, il sistema istituzionale statunitense continua però a rappresentare un importante elemento di bilanciamento. Alcuni tentativi di contenimento sono arrivati da esponenti repubblicani del Congresso, mentre la Corte Suprema è intervenuta in più occasioni per limitare determinate iniziative dell’amministrazione, ricordando come il presidente debba comunque confrontarsi con i meccanismi di controllo previsti dalla Costituzione americana.

Tra le poche figure descritte come realmente capaci di mettere in difficoltà Trump compare la moglie Melania. Nel libro vengono richiamati alcuni episodi che hanno alimentato negli anni le indiscrezioni sul loro rapporto, a partire dalla celebre immagine del viaggio in Israele del 2017, quando la First Lady sembrò respingere la mano del marito davanti alle telecamere. Gli autori raccontano inoltre una convivenza caratterizzata da spazi separati e da rapporti non sempre distesi all’interno della Casa Bianca.

 

 

 

@Redazione Sintony News