
Sempre più famiglie vivono condizioni di difficoltà economica e aumenta il numero dei lavoratori poveri. È quanto emerge dal Rapporto “La povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas”, diffuso in queste ore.
Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha seguito 282.539 persone, corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari, poiché l’attività di sostegno è rivolta all’intero nucleo. Si tratta del valore più elevato mai registrato, con un incremento del 1,7% rispetto al 2024. I dati provengono da 3.520 servizi informatizzati distribuiti in 206 diocesi italiane, pari al 94,5% del totale, presenti in tutte le 16 regioni ecclesiastiche e corrispondenti a circa metà dei servizi complessivi della Caritas.
Il report evidenzia come le famiglie con figli rappresentino la principale fascia di utenza: il 52% delle persone assistite vive con minori. La povertà, sottolinea il documento, sta sempre meno assumendo carattere episodico o transitorio e appare invece come una condizione stabile, ormai parte della normalità sociale.

Nel corso dell’anno, gli interventi complessivi della rete hanno sfiorato i 5 milioni (4.831.931). La maggior parte, oltre 3,6 milioni, riguarda la distribuzione di beni essenziali come alimenti e vestiario. Più di 430mila interventi sono stati destinati al settore abitativo, tra accoglienza temporanea e prolungata. Oltre 76mila hanno riguardato l’assistenza sanitaria, mentre circa 300mila sono stati dedicati all’ascolto e al sostegno relazionale.
Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento della povertà tra gli anziani. In dieci anni, gli over 65 intercettati dalla rete Caritas sono cresciuti del 191%, a fronte di un aumento complessivo dell’utenza del 48%. Il fenomeno evidenzia il legame sempre più stretto tra difficoltà economiche, invecchiamento della popolazione, fragilità sanitarie, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
Parallelamente cresce anche la solitudine: la quota di persone sole è passata dal 23,8% al 32,9% nello stesso periodo. Molte situazioni di povertà sono legate a eventi di rottura come lutti, separazioni o altre crisi personali che riducono le risorse economiche e relazionali. In questo quadro, la povertà emerge sempre più come erosione progressiva dei legami sociali e delle reti di supporto.

Il report segnala inoltre un aumento del 69% dei bisogni sanitari, inclusi quelli psicologici. Cresce anche il fenomeno dei cosiddetti lavoratori poveri, soprattutto nelle fasce centrali dell’età lavorativa.
Sul piano occupazionale, quasi la metà delle persone assistite risulta disoccupata (47,3%), mentre il 24% pur lavorando non riesce a disporre di un reddito sufficiente per una vita dignitosa. Questa condizione è particolarmente diffusa tra i 35-44enni (31,7%) e tra i 45-54enni (31%). Dieci anni fa, gli occupati tra gli assistiti erano appena il 13,3%, a conferma di un cambiamento profondo nella natura della povertà.
Resta infine centrale la questione abitativa. Oltre 24mila persone senza dimora o senza tetto sono state incontrate dalla rete Caritas. Accanto alle forme più estreme di esclusione, aumentano le difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie e condizioni abitative precarie o inadeguate.
L’abitare si conferma uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, con effetti diretti sulla stabilità familiare, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità di progettare il futuro.
@Letizia Demontis