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16 Giugno 2026

“Stop all’esportazione di animali vivi”: l’appello di oltre 130 associazioni e esperti

Trasporto di animali vivi, scatta la protesta globale: oltre 130 esperti e associazioni scrivono alla WOAH

Un fronte comune e trasversale per dire basta alle sofferenze degli animali sulle lunghe distanze. In vista della Giornata mondiale contro l’esportazione e il trasporto a lungo raggio di animali vivi del 14 giugno, una coalizione internazionale composta da oltre 130 firmatari ha inviato una lettera aperta alla WOAH (l'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale). L'appello unisce scienziati, accademici, esponenti politici, medici, veterinari e star del mondo dello spettacolo, tutti compatti nel chiedere una svolta radicale e misure molto più incisive nell'ambito della storica riforma delle linee guida globali attualmente in discussione.

La mobilitazione, coordinata a livello internazionale da Compassion in World Farming (CIWF), vede in prima linea anche le principali sigle dell'attivismo italiano, tra cui LAV, LAC, Animalisti Italiani e CIWF Italia. L'obiettivo è spingere i delegati veterinari degli Stati membri ad adeguare i regolamenti internazionali alle più recenti e consolidate evidenze scientifiche sul benessere animale.

STOP AL TRASPORTO DI ANIMALI VIVI

Nel testo dell'appello, i firmatari usano parole chiare e prive di ambiguità per descrivere la realtà dei trasporti commerciali, che spesso si protraggono per settimane o mesi consecutivi:

«Questi lunghi ed estenuanti viaggi provocano immense sofferenze: gli animali sono esseri senzienti, non merci».

I promotori della lettera denunciano come i capi di bestiame destinati all'alimentazione siano sistematicamente esposti a condizioni limite: sovraffollamento nei vagoni e nelle stive, sbalzi termici estremi, fame, disidratazione cronica, traumi fisici e forte stress psicologico, che non di rado portano alla morte prima dell'arrivo.

A questo si aggiungono i ricorrenti disastri geopolitici e marittimi nelle rotte commerciali, in particolare quando le navi cargo transitano vicino a zone di conflitto o subiscono naufragi. Gli attivisti citano, a titolo di esempio, il recente dramma consumatosi al largo delle coste dell'Oman, dove la scorsa settimana circa 4.000 tra pecore e capre hanno perso la vita in mare.

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Secondo la comunità scientifica e le associazioni firmatarie, il trasporto di animali vivi è una pratica non solo eticamente insostenibile, ma anche pericolosa e superata sotto il profilo logistico. La soluzione proposta per avviare la transizione ecologica del comparto prevede la totale sostituzione del commercio di animali in piedi con il trasporto di: carne macellata e carcasse refrigerate, materiale genetico certificato (liquido seminale ed embrioni) per le necessità di riproduzione degli allevamenti di destinazione.

La lettera solleva inoltre un serio campanello d'allarme sul fronte della salute pubblica globale. Spostare migliaia di capi vulnerabili, ammassati in ambienti con scarsi standard igienici, rappresenta infatti un incubatore ideale per la proliferazione e la diffusione transfrontaliera di malattie zoonotiche, con rischi concreti di spillover anche per l'uomo.

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Mentre la WOAH valuta la revisione delle proprie linee guida, i firmatari sottolineano come il panorama politico globale stia già mostrando importanti segnali di cambiamento. Diversi Stati hanno infatti iniziato a legiferare in autonomia per porre un freno a questo mercato: Gran Bretagna e Nuova Zelanda hanno già introdotto il divieto assoluto di esportazione di animali vivi.

Australia ha programmato il bando imminente per il trasporto di ovini via mare.

Germania: ha revocato i certificati veterinari per l'esportazione di diverse categorie di bestiame verso i Paesi terzi non UE.

La richiesta finale rivolta alla WOAH è dunque quella di non frenare questo trend, ma di farsi promotrice di una transizione urgente che riduca drasticamente i tempi di viaggio e metta definitivamente la parola fine a un commercio giudicato ormai crudele e anacronistico.

 

 

@Redazione Sintony News