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15 Giugno 2026

Fiammata in Medio Oriente: Israele bombarda Beirut mentre si stringe l'accordo Usa-Iran

Nonostante la pericolosa escalation sul campo, resta confermata per venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera, la cerimonia formale per la firma dello storico accordo tra Stati Uniti e Iran

Un raid ad altissima tensione rischia di far saltare il percorso diplomatico più importante degli ultimi anni in Medio Oriente. L'esercito israeliano (Idf) ha colpito diversi obiettivi di Hezbollah nella periferia meridionale di Beirut, un'area considerata una vera e propria "linea rossa" da Teheran. L'attacco, annunciato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, è stato definito una risposta obbligata alle recenti offensive condotte dal gruppo sciita contro il territorio nazionale.

Secondo quanto rivelato dalla testata Axios, che cita fonti di alto livello americane e israeliane, il comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) era stato avvisato dell'operazione dall'Idf soltanto pochi istanti prima del decollo dei caccia. La reazione dell'Iran non si è fatta attendere: l'esercito ha promesso che l'azione militare «non resterà impunita», mentre il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Ghalibaf ha attaccato duramente Washington, definendo il raid «la prova che gli Stati Uniti non sono disposti o non sono in grado di rispettare i propri impegni».

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Nonostante la pericolosa escalation sul campo, resta confermata per venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera, la cerimonia formale per la firma dello storico accordo tra Stati Uniti e Iran. I punti cardine del documento prevedono un cambio radicale negli equilibri dell'area: lo stop immediato e permanente delle ostilità su tutti i fronti caldi della regione, Libano incluso.

L'immediata riapertura dello strategico Stretto di Hormuz per garantire il transito delle merci.

L'avvio di un percorso negoziale per raggiungere una risoluzione definitiva sui programmi di Teheran entro 60 giorni.

Un passo in avanti salutato con entusiasmo dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha parlato di «un momento cruciale verso la pace» ringraziando i paesi mediatori, tra cui il Pakistan.

In questo contesto, il blocco europeo del gruppo E4 – composto da Italia, Francia, Germania e Regno Unito – ha diffuso una nota congiunta esprimendo la chiara volontà di collaborare con Washington e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). I quattro Paesi si sono detti pronti a revocare progressivamente le sanzioni economiche a patto che l'Iran compia «passi concreti e verificabili», ribadendo il dogma invalicabile secondo cui «Teheran non dovrà mai ottenere armi nucleari».

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Sullo sfondo restano però le pesanti ombre della politica interna americana. In un'intervista telefonica di 28 minuti rilasciata al New York Times, Donald Trump ha rivendicato il merito dell'operazione, affermando di aver salvato Israele dall'annientamento nucleare nonostante lo scetticismo di Netanyahu. Il tycoon ha però subito lanciato un severo monito: se l'Iran dovesse far fallire il tavolo negoziale sui reattori, gli Stati Uniti riprenderanno i bombardamenti o si porranno come «custodi del Medio Oriente», pretendendo in cambio il 20% delle rendite della regione e il transito a vita e senza pedaggi nello Stretto di Hormuz.

L'annuncio del disgelo diplomatico ha scosso immediatamente i mercati finanziari globali, allontanando lo spettro di un blocco energetico mondiale. Il prezzo del greggio ha registrato un vero e proprio crollo: Il barile di WTI ha ceduto il 4,8% scendendo a 80,80 dollari. Il Brent è arretrato del 3,9% assestandosi a 83,89 dollari.

Al contrario, i mercati azionari dell'area Asia-Pacifico hanno reagito con forti rialzi alla prospettiva della riapertura delle rotte commerciali nel Golfo Persico: la borsa di Tokyo ha chiuso la sessione in crescita del 3%, mentre Seoul ha registrato un balzo del 4%. 

 

 

@Redazione Sintony News